Il dolore della comunità: «Siamo increduli»

Il parroco: «Serve più attenzione verso chi ha bisogno di aiuto». Il sindaco: «Non doveva succedere»
BUCCHIANICO. Un nuovo giorno che aggiunge dolore a dolore quello di ieri a Bucchianico. Nella piccola cittadina di poco più di 5mila abitanti alle porte di Chieti, la speranza si è spenta alla notizia della morte del nonno, avvenuta nella notte in ospedale, picchiato dal nipote. «Già da questa sera, la novena camilliana è dedicata alla preghiera per questa famiglia. Tutta la nostra comunità di fedeli si raccoglierà in preghiera, l’unico modo al momento per cercare di affrontare quanto è successo». Padre Germano Santone, parroco di Bucchianico da soli nove mesi, commenta l’accaduto con un misto di impotenza e incredulità.
«L’intera cittadinanza è molto provata», dice, «la fede è l’unica strada che può venirci incontro in una circostanza imprevedibile come questa. Questo terribile episodio deve aiutarci a ricordare che occorre stare attenti alle necessità degli altri anche se, come in questo caso, non sono così evidenti». Il paese che nel 1550 ha dato i natali a San Camillo de Lellis, patrono degli ammalati e della regione Abruzzo, si stava preparando alla festa del santo che cade il 14 luglio quando è stato colpito dalla notizia della dramma. «È una tragedia immane di fronte alla quale ci si sente impotenti. Non doveva succedere».
Il sindaco di Bucchianico, Carlo Tracanna, cerca di tradurre in parole i sentimenti di un’intera comunità rimasta sconvolta. «Nel lato negativo», continua, «questa vicenda è un insegnamento che ci deve far riflettere sempre di più e cercare in tutte le maniere in questi casi di affrontare il problema prima che sfoci in una tragedia. La nonna veniva a parlare con me e qualsiasi cosa ci chiedeva eravamo sempre pronti ad affrontarla per esaudire le sue richieste. Dall’anno scorso non era più venuta».
Anche la deputata del Movimento 5 Stelle Daniela Torto manifesta vicinanza alla famiglia: «La tragedia avvenuta nel mio paese», dice, «ha lasciato sgomenti tutti i cittadini. Un episodio figlio di un estremo disagio psichico. Si tratta di situazioni complesse e delicate, sulle quali è difficile qualsiasi valutazione. In questo momento voglio solo manifestare la mia vicinanza ai familiari e stringermi al dolore di tutta la nostra splendida comunità». In tanti ricordano quei due nonni che si sono occupati con tanto affetto del nipote.
Prima che il Covid costringesse le famiglie a una convivenza forzata, il ragazzino faceva normale vita di paese. Aveva anche partecipato ai corsi di pasticceria della pasticcera Rosaria Gentile che gestisce un'attività al centro della cittadina. «Veniva con i suoi amici», ricorda la pasticcera, «ed era tranquillo. Socializzava e si divertiva a imparare e sperimentare. Chiedeva consiglio agli altri, si confrontavano fra di loro, tra risate e allegria. Viveva con la nonna, ma la mamma spesso si affacciava in pasticceria e chiedeva come stava andando, se era educato e se si divertiva. Veniva sempre quando il figlio non c’era, cercava di informarsi senza farlo sapere al ragazzo. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare quello che è successo. Siamo tutti molto scossi».

