Vasto

Il doppio trauma dei bimbi nel bosco: «Incontro disorganizzato, così continuano a soffrire»

9 Aprile 2026

L’analisi dei consulenti dei Trevallion sullo stato dei piccoli nell’ultimo mese: «Soffrono molto, riunire il nucleo familiare è urgente e improcrastinabile»

VASTO. Genitori e bimbi lasciati soli, il trauma mai risolto dei piccoli – eredità della brusca separazione dalla madre – e la visita, a quasi un mese di distanza, organizzata con modalità che «non hanno garantito le condizioni minime di tutela necessarie»: sono questi i tre punti chiave dell’ultima relazione, firmata dai consulenti tecnici di parte, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, sullo stato psicologico in cui versano i piccoli Trevallion. I due specialisti si concentrano sull’ultimo mese vissuto dai bambini, scandito dall’espulsione di mamma Catherine dalla struttura di Vasto – avvenuta il 6 marzo – e dal momento in cui sono potuti tornare a rivedersi, il 1° aprile. Un lungo periodo lontano dalla figura materna che la casa famiglia ha definito «positivo» per i piccoli («Hanno ritrovato la serenità») ma che, per Cantelmi e Aiello, va interpretato in maniera opposta: come la prosecuzione di un trauma mai risolto e riattivato dal contesto in cui si è svolto l’incontro.

I due consulenti lo mettono nero su bianco, nel parere depositato dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas: tutto è avvenuto senza «un’adeguata preparazione psicologica delle parti coinvolte» né «una cornice tecnica di contenimento». Più nel dettaglio, nonostante le immagini dell’addio straziante dei bambini alla madre nel momento in cui ha abbandonato la struttura, l’incontro si è svolto «senza alcun lavoro preliminare di preparazione dei minori finalizzato a rendere l’evento prevedibile, comprensibile e psicologicamente tollerabile», né offrendo «supporto tecnico alla madre, già descritta in una condizione di profonda destabilizzazione emotiva». Inoltre, non c’è stato alcun momento di dialogo tra madre e specialisti su «come si sarebbe dovuto svolgere l’incontro» o per «comprendere lo stato emotivo della genitrice».

Cantelmi e Aiello sintetizzano la situazione con una frase: «Genitori e figli sono stati lasciati soli in un momento estremamente complesso». Ma il problema va oltre la mancanza di preparazione delle parti: è anche la scelta del luogo dell’incontro che desta preoccupazione nei due specialisti. La casa famiglia, infatti, non rappresenta un luogo neutro per le parti, che invece sarebbe necessario per «una precisa esigenza di tutela del benessere emotivo del minore» perché, spiegano lo psichiatra e la psicologa, «è noto che ambienti connotati da precedenti esperienze di separazione forzata, allontanamento o elevata carica emotiva predispongono la riattivazione di stati di ansia, angoscia o regressione nel minore». Quindi «l’individuazione di un luogo adeguato e neutro per lo svolgimento degli incontri risponde all’esigenza di prevenire la riattivazione del trauma vissuto dal minore»: qualcosa che, nel caso dei bimbi del bosco, non è mai avvenuto. E a rendere il quadro ancora più caotico è stata la presenza all’incontro di tutti i principali protagonisti dell’odissea giudiziaria dei Trevallion: la Garante regionale per l’Infanzia Alessandra De Febis, la curatrice speciale Marika Bologonese, la tutrice Maria Luisa Palladino, la responsabile della struttura e le operatrici.

Una sorta di plenaria che avrebbe avuto un ulteriore effetto destabilizzante nei piccoli. Tanto da «compromettere la funzione riparativa degli incontri e contravvenendo agli obiettivi di tutela, sostegno e progressiva riorganizzazione della relazione genitoriale». Quindi, concludono i consulenti, «eventuali analisi o valutazioni tratte da questo incontro non possono essere valutate neutrali né affidabili», perché viziate dall’intero contesto. L’unica considerazione possibile è che, per tutelare il benessere dei minori, il «tempestivo ripristino del nucleo famigliare» è ormai «urgente e improcrastinabile».

La ricostruzione confligge con quanto raccontato dai responsabili della struttura nell’ultimo mese. E cioè che i bambini, da quando Catherine non vive più con loro in casa famiglia, stanno bene, mangiano e non hanno più nostalgia di casa. Tranne che in occasione delle videochiamate con la madre (l’unica modalità di contatto per tutto il mese di marzo), a seguito delle quali occorrerebbe tempo per calmarli. Ma anche su questo punto Cantelmi e Aiello offrono una lettura diversa. «Dall’osservazione delle videochiamate», scrivono, «emerge con chiarezza un quadro di sofferenza psicologica significativa nei minori, che si inserisce in continuità con la risposta traumatica acuta già documentata al momento della separazione».

È nelle «espressioni facciali marcatamente spente», negli «sguardi fissi o poco reattivi» e nel «generale impoverimento dell’iniziativa relazionale» che i due colgono la «sofferenza intensa» dei bambini. Un altro indicatore di questo stato emotivo è nei «comportamenti disfunzionali di tipo reattivo e compulsivo» come «l’alimentazione disorganizzata, non regolata dal senso fisiologico di fame e sazietà». Un chiaro esempio di «autoregolazione disfunzionale» per contenere «uno stato interno di angoscia non mentalizzata, in assenza della figura di attaccamento primaria». Quella madre dipinta come una strega ma che, per Cantelmi e Aiello, è la chiave della felicità dei bambini.

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