Il figlio della coppia sequestrata: «Pugno duro contro i rapinatori»

Giacomo Pieragnoli è stato il primo a soccorrere i genitori, picchiati e minacciati per quattro ore: «Vogliamo giustizia, poteva succedere a chiunque. Pene esemplari per i responsabili di questi reati»
FARA FILIORUM PETRI. «Vogliamo giustizia. Speriamo che i rapinatori vengano scoperti al più presto, perché episodi del genere non devono più succedere». Giacomo Pieragnoli è stato il primo, intorno alle 2 di martedì, a soccorrere il papà Massimo e la madre Angela Di Giovanni, picchiati, minacciati e sequestrati per quattro ore nella loro villa di Fara Filiorum Petri da un commando – armato di pistola e coltelli – che è riuscito a dileguarsi con un bottino di circa 90.000 euro in contanti, oltre a decine di orologi e ad altri gioielli di valore contenuti in una delle due casseforti presenti nell’abitazione di via Madonna del Ponte. Le indagini dei carabinieri sull’assalto ai danni dell’imprenditore di 71 anni, titolare di una ditta che opera nel settore della plastica, e della moglie 64enne sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Lucia Anna Campo.
«SONO SOTTO CHOC»
«I miei genitori», prosegue Giacomo, uno dei tre figli, «sono sotto choc. Fisicamente stanno un po’ meglio, ma la paura è stata tanta: le ferite sono ancora aperte. In casi come questi, da considerare è soprattutto l’aspetto psicologico». Le telecamere di sicurezza, al momento dell’irruzione dei quattro banditi di probabile origine slava, non erano attive. «Io sto a casa alle otto di sera, cenando, e devo mettere l’allarme mentre mangio? Qua siamo arrivati alla follia», s’indigna Giacomo.
«ALMENO 4 COLPI SIMILI»
«In Abruzzo», riflette il figlio della coppia legata mani e piedi con le fascette da elettricista, «negli ultimi quattro anni, sono state messe a segno almeno quattro rapine molto simili nella forma a quella subita dai miei genitori. Allo Stato tocca dare una risposta. Ormai non è più neanche una questione di classe sociale: a essere derubati non sono più solo gli imprenditori, ma anche medici, dentisti, liberi professionisti. È capitato ai miei genitori, ma poteva succedere a chiunque».
L’APPELLO
«Non ci si deve nascondere dietro al fatto che la gente è sempre più povera», ragiona Giacomo, «perché certi gesti non possono essere assolutamente giustificati. Serve il pugno duro contro i rapinatori. Fin quando non ci saranno pene esemplari, questa gente continuerà a colpire. Occorrono leggi certe e condanne pesanti. Non è tollerabile che, nei casi più gravi, i banditi facciano quattro o cinque anni di carcere e poi possano tornare tranquillamente a fare ciò che facevano prima. Fatti del genere sono all’ordine del giorno in tutta Italia. La cosa che fa riflettere ed è indicativa è che questa gente (i criminali, ndr) non ha paura delle possibili conseguenze», conclude Giacomo.
LE INDAGINI
Che i coniugi Pieragnoli non siano stati scelti a caso è una certezza. Così come quella che ad agire sia stata una banda composta da professionisti del crimine di origine straniera. Ragion per cui è da ritenere molto probabile la presenza di un basista “locale” che conosce abitudini e movimenti dell’imprenditore e di sua moglie. Si scava anche sui rapporti lavorativi dell’uomo. I banditi prima di fuggire dalla villa hanno ripulito le superfici con abbondante candeggina, ma i rilievi degli investigatori sono andati comunque avanti per ore, a caccia di impronte, indizi e di immagini registrate dai circuiti di videosorveglianza della zona.
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