Il fratello di Dino: non siamo soli, ma adesso vogliamo la verità

Al monumento di via D’Aragona il ricordo del poliziotto e della moglie morti sotto la valanga Il messaggio di Alessandro Di Michelangelo: «Ci affidiamo alla Procura, no alla caccia alle streghe»
CHIETI. «Ogni volta in questa giornata si rinnova il dolore, ma anche la consapevolezza di non essere soli». Alessandro Di Michelangelo, fratello di Dino, il poliziotto teatino morto cinque anni fa a Rigopiano insieme alla moglie Marina Serraiocco, ha salutato con queste parole la piccola folla che si è radunata ieri mattina davanti al monumento in ricordo delle 29 vittime dell’hotel crollato il 18 gennaio 2017. In via D’Aragona, nel quartiere Sacro Cuore dove Dino era cresciuto, c’è l’unico monumento sorto per ricordare le vittime.
Ieri mattina, al belvedere che affaccia sulla montagna tanto amata dal poliziotto, c’è stata una commemorazione in memoria delle persone che hanno perso la vita sotto le macerie dell’hotel spazzato via dalla valanga. Con Alessandro c’erano la mamma Loredana Lazzari, il prefetto Armando Forgione, il sindaco Diego Ferrara, il questore Annino Gargano, i comandanti provinciali di carabinieri e finanza, i colonnelli Alceo Greco e Serafino Fiore, i rappresentanti dei vigili del fuoco, l’assessore comunale Manuel Pantalone, il consigliere provinciale Filippo Di Giovanni e il musicista Giuseppe Pezzulo che ha accompagnato la cerimonia con le note del violino. E poi c’erano gli amici di Dino: Mariaelena Carulli, l’artista che ideato il monumento, insieme ad Alessandro Ghionni e Antonio Macrì. Mentre dal commissariato di Osimo, dove era in servizio Dino, è arrivata una composizione di fiori deposta dinanzi al monumento. C’erano anche i genitori del procuratore capo Giuseppe Bellelli che coordina l’inchiesta su Rigopiano, anche loro abitanti di quel quartiere che si è stretto subito intorno alla famiglia, ricordando con tante manifestazioni la figura del poliziotto morto.
Al quartiere e alla città intera, «che ha fatto quadrato intorno alla nostra famiglia», ha detto Alessandro, «in maniera discreta ma anche ferma e forte», è andato il ringraziamento di Di Michelangelo. Anche lui poliziotto come il fratello, Di Michelangelo ha voluto ringraziare anche la procura pescarese: «Sta svolgendo un lavoro difficilissimo», ha rimarcato, «pieno di ostacoli ma eccellente. Come famiglia ci siamo affidati alle scelte della Procura della Repubblica e sposiamo in pieno le sue tesi». Da uomo delle forze dell’ordine, Di Michelangelo ha detto di avere fiducia nella giustizia: «Ma prima ancora della giustizia», ha detto, «chiediamo verità, perché la giustizia presuppone anche un prezzo alto e caro da pagare. E noi abbiamo già sofferto molto. Non vogliamo una caccia alle streghe».
Sulla vicenda processuale è intervenuto anche il prefetto Forgione: «Che il processo vada avanti e la giustizia faccia il suo corso nel più breve tempo possibile», ha detto, «per dare un minimo di soddisfazione a quei familiari che oggi la reclamano a ragion veduta».
Ha preso la parola anche Ferrara, sia in qualità di sindaco che di medico della famiglia: «Abbiamo voluto rinnovare il nostro abbraccio alla famiglia», ha detto, «una vicinanza che non verrà mai meno. Un dolore grande e incolmabile, come la sete di giustizia che ci auguriamo venga colmata attraverso il processo che si è aperto dopo quei fatti».

