IL FRONTE DEL NO: Parla Fabrizia Arduini

ORTONA. Il suo «no» al progetto, così come quello di tutta l’associazione che presiede, è irrevocabile. Per Fabrizia Arduini, presidente del Wwf zona frentana e costa teatina, l’incombere del...
ORTONA. Il suo «no» al progetto, così come quello di tutta l’associazione che presiede, è irrevocabile. Per Fabrizia Arduini, presidente del Wwf zona frentana e costa teatina, l’incombere del deposito di gpl rappresenta un pericolo da scacciare. L’ambientalista segue da vicino l’evolversi della situazione e lavora per far conoscere quelli che, a detta dell’associazione, sono le negatività derivanti dalla realizzazione di questo stabilimento.
Ci sono, secondo lei, vantaggi che questo impianto apporterebbe alla città?
«Stiamo parlando di progetti che a fronte di alcuni vantaggi creano tanti altri svantaggi. Noi vorremmo che per Ortona possano nascere idee da cui trarre solo benefici. Non vedo grandi vantaggi: anche sui paventati posti di lavoro ci sarebbe da ridire. Gran parte dei lavoratori saranno impegnati nella costruzione del deposito, ma una volta che questo verrà realizzato cosa succederà?».
Quali potrebbero essere i fattori di rischio per la salute dell’uomo e per l’ambiente?
«I rischi sono molteplici. In primis i pericoli d’incendio, scoppio e contaminazione. Poi la nostra costa è fragilissima: lo stesso porto di Ortona poggia su un corpo di frane. Stiamo parlando di una zona sismica, c’è il rischio che si verifichino piccoli tsunami. Potrebbero manifestarsi eventi meteorologici avversi come grandi tempeste o trombe marine. Quell’area è frequentata da cittadini, lavoratori, ci sono impianti industriali. Se accadesse un incidente tutti potrebbero rischiare. Un ultimo aspetto da non sottovalutare: nell’era degli attentati terroristici, con un deposito gpl da 25mila metri cubi Ortona diventerebbe un obiettivo bellico».
Crede ci possano essere migliori alternative utili alla crescita della città?
«C’è uno studio dell’anno scorso di Unioncamere e Federparchi che indica come, nonostante la crisi, dove ci sono i parchi l’economia presenta trend positivi. Questo per dire che da anni stiamo perdendo un grande treno qual è il Parco nazionale della costa teatina. Un’opportunità di lavoro soprattutto per giovani e donne, come le statistiche dimostrano. I parchi sono le realtà più innovative, quelle che riescono a dare le maggiori risposte in tempo di crisi».
Secondo lei qual è l’opinione generale della città sull’eventuale concretizzazione di questo progetto?
«La città è sconvolta, i cittadini sono molto preoccupati. È come se Ortona fosse diventato un impero da colonizzare e sfruttare. Noi, come Wwf zona frentana e costa teatina, produrremo osservazioni al progetto e stiamo informando gli ortonesi sui motivi della nostra contrarietà al deposito della Seastock srl».

