Il Gip: calunniò 5 carabinieri, a giudizio

Disse che i militari lo pestarono di botte durante una perquisizione. Il caso fu archiviato e lui venne denunciato
CHIETI. Aveva denunciato di essere stato pestato a sangue dai carabinieri, ma adesso deve rispondere in tribunale dei reati di calunnia e diffamazione. Il giudice per le indagini preliminari Luca De Ninis ha infatti rinviato a giudizio il trentaseienne originario di Atri ma residente a San Giovanni Teatino, Gianni Liani, e fissato l’udienza al 19 novembre. La vicenda risale al 4 febbraio del 2010 quando i carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Chieti fanno irruzione nell’abitazione del giovane a Sambuceto, popolosa frazione di San Giovanni Teatino. Nasce una colluttazione tra i militari e il giovane, nel cui appartamento vengono trovati 150 grammi di sostanza da taglio, due involucri di cellophane con circa 2 grammi di cocaina e una pistola semiautomatica Glock insieme a delle cartucce. L’uomo, dunque, viene arrestato. Ma lui sporge querela contro i carabinieri, sostenendo che il giorno della perquisizione lo hanno massacrato di botte. Su facebook Liani aveva mostrato i segni ben visibili sul suo volto di quello che sarebbe stato un pestaggio in piena regola da parte degli uomini in divisa. Le foto facevano vedere, infatti, un volto tumefatto e pieno di lividi. Sul naso c’era anche un cerotto bianco. Il giovane aveva raccontato di essere stato preso a pugni, ingiuriato, diffamato e persino morso. Fu un caso che fece scalpore. E partì subito l’inchiesta della Procura a carico dei cinque carabinieri. Dopo 18 mesi di indagine, però, l’inchiesta si è conclusa con un nulla di fatto. Il procuratore capo Pietro Mennini ha infatti chiesto l’archiviazione, concessa dal giudice per le indagini preliminari, Antonella Redaelli. Nel momento in cui il giudice ha archiviato la loro posizione, i militari hanno deciso di sporgere denuncia contro il trentaseienne di Sambuceto. E così da accusatore Liani si è trovato accusato. Solo che nel suo caso, a differenza di quanto era accaduto per i carabinieri, l’ipotesi accusatoria ha retto anche al primo step della fase preliminare dell’udienza e l’uomo è stato rinviato a giudizio. Nel corso della prima udienza davanti al gip, a giugno scorso, tutti i carabinieri coinvolti si sono costituiti parte civile. Si tratta del maresciallo Eugenio Marino, 53 anni, del comando stazione carabinieri, assistito dall’avvocato Roberto Di Loreto; del maresciallo Armando D’Arpino, 44 anni, in servizio nella compagnia di Chieti, dell’appuntato semplice Cristian Paoloemilio, 41 anni, di Pescara, anche lui in forza alla compagnia di Chieti, entrambi assistiti dall’avvocato Goffredo Tatozzi, del maresciallo Luigi De Luca, 40 anni, di Policoro, in servizio presso la compagnia dello Scalo e, infine, dell’appuntato Fabio Segoni, 40 anni, di Pescara, entrambi assistiti dall’avvocato Mauro Faiulli.

