Il giudice: i prof non andavano trasferiti

11 Maggio 2017

Il tribunale del lavoro accoglie i ricorsi dei docenti: assegnati a cattedre del nord nonostante i posti vacanti in provincia

LANCIANO. Docenti frentani assunti nelle scuole del nord Italia quando c’erano ancora posti vacanti negli istituti della provincia di Chieti, da loro indicati come prima preferenza o dove, addirittura, insegnavano già. La giustizia prova, adesso, a mettere ordine al caos provocato dalla legge 107, la cosiddetta “Buona scuola”. Il giudice del lavoro del tribunale di Lanciano, Cristina Di Stefano, ha accolto i primi dieci ricorsi presentati dai docenti beffati dalla riforma del governo Renzi. Professori trasferiti in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche. Che in realtà avrebbero dovuto ottenere l’assegnazione nelle scuole dell’area di Lanciano o comunque della provincia di Chieti. Casi simili, pur con le proprie specificità.
La maggior parte dei docenti, che ha presentato ricorso contro l’assegnazione decisa dal Miur, lamentava di essere stata assegnata a un ambito territoriale particolarmente lontano da casa, quasi sempre scuole del nord, «mentre altri aspiranti, muniti di punteggio inferiore, hanno ottenuto l’assegnazione presso uno degli ambiti per cui l’istante aveva optato in via primaria». E, soprattutto, «nonostante nella provincia di Chieti risultino tuttora disponibili numerosi posti vacanti per la medesima tipologia di insegnamento del ricorrente». Tra cui proprio quelli negli stessi istituti in cui, alla fine, i docenti hanno ottenuto l’assegnazione provvisoria dal Ministero. Un vero pasticcio, insomma.
«Ci sono stati errori macroscopici da parte del Ministero», commenta l’avvocato Francesco Orecchioni, che ha assistito nove professori nei ricorsi, «che in molte cause non si è neanche costituito in giudizio, nell’impossibilità di spiegare come queste assegnazioni siano avvenute. Prof scavalcati da chi aveva in graduatoria meno punti e mandati negli angoli più disparati d’Italia, quando posti liberi, e in alcuni casi tutt’ora vacanti, qui c’erano. Qualcuno ha provato a segnalare l’errore, ma non è stato ascoltato. Sono tutti casi che dimostrano la politica fallimentare di questa riforma». Nei casi più particolari il Miur non ha riconosciuto il diritto del docente, genitore di un figlio minore fino a tre anni, di essere assegnato in una sede di servizio nella stessa provincia o regione nella quale lavora l’altro genitore; né il diritto di precedenza di un altro in quanto coniuge di militare trasferito per ragioni di servizio in Abruzzo; oppure il servizio prestato per quattro anni scolastici presso scuole paritarie che dava diritto, al ricorrente, a punti aggiuntivi non calcolati al fine della graduatoria. In tutti i casi il Miur è stato condannato ad assegnare il ricorrente in una delle sedi disponibili nell’area frentana e a pagare le spese legali.
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