Il giudice: regali a Di Giammarco spacciati come donazioni alla Asl

2 Novembre 2020

L’accusa: l’amico imprenditore del primario ha tentato di “mascherare” gli arredi da 27mila euro E stamattina il professore sarà interrogato in tribunale: è accusato anche di omicidio colposo

CHIETI. «L’imprenditore Maurizio Mosca, sotto l’apparenza di una donazione alla Asl, ha regalato al professor Gabriele Di Giammarco l’intero arredo del suo ufficio». Lo sostiene il sostituto procuratore Giancarlo Ciani nell’inchiesta sulla corruzione nella sanità teatina sfociata negli arresti di martedì scorso: ai domiciliari sono finiti Di Giammarco, primario della Clinica cardiochirurgica dell’ospedale di Chieti, Mosca, l’imprenditore Antonio Pellecchia e l’agente di commercio Andrea Mancini. Le indagini della guardia di finanza teatina, coordinata dal colonnello Serafino Fiore e dal capitano Giuseppe Laganà, hanno svelato un sistema di corruzione che – in base all’accusa – andava avanti da 8 anni con regali, viaggi e costosi mobili in cambio di ricche forniture di dispositivi sanitari. Tra le «indebite utilità» ci sono anche gli arredi «di alta gamma» all’interno dello studio del professore, al decimo piano della palazzina M dell’ospedale, per un valore che supera 27mila euro. Nel dettaglio, parliamo di tavolo, scrivania, sedie, poltrone, lampada, libreria, divani in pelle, tavolini e portariviste.
Durante le indagini, in merito a quegli arredi consegnati tra gennaio e marzo del 2016, la finanza ascolta il dirigente della Asl responsabile dei beni. «Ho chiesto ai miei collaboratori di trovare il carteggio inerente tale donazione di arredi, ma non ho trovato nessun atto di recepimento del mobilio». Poi, però, il dirigente in questione «avverte immediatamente Mosca dell’indagine in corso», scrive il giudice Luca De Ninis, «anzi gli chiede formalmente i documenti che la Asl non ha, e si innesca così una evidente, quanto infruttuosa, simulazione documentale». Dopo qualche giorno Mosca risponde, allegando una missiva datata 1° dicembre del 2015 e rivolta al direttore generale della Asl, nella quale si propone la donazione di arredi «visti i buoni e decennali rapporti». «In realtà», sottolinea il giudice, «si tratta solo di un documento formato da Mosca, non protocollato e senza neppure la sua firma, contenente una ricostruzione di rapporti informali intervenuti con gli organi della Asl fondata esclusivamente sulle sue parole». Il giudice arriva a questa conclusione: «È chiaro che non si tratta affatto di donazioni, ma della remunerazione corruttiva del primario per gli acquisti senza gara da lui procurati». L’area della palazzina M arredata da Mosca, come sottolineato dall’accusa, era utilizzata «in via esclusiva» da Di Giammarco. Peraltro, il primario aveva «preteso una modifica degli spazi per la creazione del proprio studio con anticamera e bagno privato; sostituito le serrature per interdire l’accesso a terzi; adibito due locali a sale di attesa per l’attività intra moenia».
Stamattina sono in programma i primi interrogatori di garanzia. In tribunale saranno ascoltati Di Giammarco e il collega cardiochirurgo Tomaso Bottio, accusato di concorso in omicidio colposo per la morte di un paziente.