Il giudice sospende per un anno il prof accusato di assenteismo

Raoul Saggini, docente alla d’Annunzio, finisce sotto processo per i reati di truffa aggravata e falso Il caso arriverà in aula a partire dal 13 gennaio. Ma l’imputato respinge con forza tutte le accuse
CHIETI. Il giudice Luca De Ninis ha sospeso per un anno dal pubblico ufficio di docente universitario Raoul Saggini, accusato di assenteismo. Il provvedimento è stato firmato su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca: Saggini, 68 anni, professore ordinario in Medicina fisica e riabilitazione alla d’Annunzio, è imputato per truffa aggravata e falso nell’ambito di un’inchiesta che, secondo la guardia di finanza, ha accertato 271 ore di lezioni frontali non svolte ma comunque attestate dal docente sul registro delle attività didattiche. Contestualmente, il giudice ha rinviato a giudizio Saggini: il processo, davanti al tribunale di Chieti, inizierà il prossimo 13 gennaio. Restano sotto sequestro 27.945 euro dell’imputato, ovvero, secondo la procura, «i benefici economici conseguiti illecitamente». Il giudice aveva quasi quintuplicato l’importo, perché «la funzione didattica è andata deserta nella sua globalità e pertanto pregiudicata nella sua interezza». Ma il tribunale di Chieti, in funzione di Riesame, ha riportato la cifra a quella indicata dal pm, disponendo l’immediata restituzione di 104.826 euro.
Secondo la ricostruzione della procura, Saggini «in concomitanza con l’impegno didattico svolgeva anche l’attività professionale come direttore sanitario in seno alla Cooperativa Fisioabruzzo 2013, ente di diritto privato che si avvaleva del supporto del Centro universitario di medicina sportiva e riabilitativa dell’università d’Annunzio (Cums), in virtù del bando con il quale l’ateneo aveva affidato all’ente la somministrazione ai pazienti delle terapie riabilitative». Per l’accusa, le indagini relative al triennio 2016-2019 hanno evidenziato «una serie di irregolarità quanto alla presenza in facoltà dell’indagato e all’assolvimento puntuale degli obblighi di docente». Più nel dettaglio: per quanto riguarda i corsi di laurea in Medicina e chirurgia e fisioterapia, per gli anni accademici 2016-2017 e 2017-18, le lezioni sulle materie d’insegnamento «erano interamente tenute da “cultori della materia” e, in alcuni casi, da specializzandi: ciò in aperta violazione del dovere di erogare personalmente l’attività didattica. Al fine di rendere chiara l’evidenza del fenomeno, basti porre attenzione al fatto che la cattedra di Saggini poteva vantare un numero esorbitante di cultori della materia da egli stesso prescelti: sette ne erano stati nominati per l’anno accademico 2016-17, dodici per il 2017-18 e ben quattordici per il 2018-19. Tale pletora di collaboratori della cattedra di Fisioterapia, sia pure per insegnamenti diversi e parcellizzati, costituiva un’anomalia isolata dell’ateneo. Infatti, gli altri docenti avevano nominato ed erano coadiuvati da uno o – al più – due cultori della materia». Saggini, assistito dagli avvocati Italo Colaneri e Pierfrancesco Zecca, respinge le accuse su tutta la linea.
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