Il giudice: Travaglini è pericoloso Carcere confermato per il 28enne

Auto sulla folla, parla il giovane: «Scappavo da rumori e voci nella mia testa, chiedo scusa a tutti» L’avvocato Di Martino vuole accertamenti e una misura meno pesante, ma la richiesta è respinta
LANCIANO . «Pericoloso, incline a non rispettare le regole»: così il giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa definisce Emanuele Travaglini confermando per lui il carcere dopo l’udienza di convalida dell’arresto per tentato omicidio. Con la Fiat Punto bianca del padre, martedì mattina il 28enne ha imboccato a folle velocità corso Trento e Trieste. Ha travolto e ferito due pensionati, è fuggito e poi si è consegnato ai carabinieri. «Non ero in me», ha spiegato il ragazzo difeso dall’avvocato Alessandro Di Martino.
OMBRE, LUCI E RUMORI
«Ho imboccato quella strada perché dovevo scappare. La testa mi scoppiava: era piena di voci, di rumori. C’è un’ombra che mi opprime, mi segue sempre. C’erano luci accecanti. Credevo di aver colpito dei tavolini con la macchina, mi dispiace per le persone che ho ferito». Sono alcune delle frasi che Travaglini ha pronunciato ieri mattina durante l’udienza di convalida dell’arresto, svolta in videoconferenza con il gip Canosa e durata circa mezz’ora. Prima però Travaglini, incensurato, ha parlato con il suo avvocato di fiducia. «Ho trovato un ragazzo scosso, profondamente rammaricato per aver ferito delle persone, ma collaborativo», ha riferito il legale.
Il CAFFÈ
Secondo quanto raccontato dal 28enne martedì è uscito con la Punto del padre, con cui vive a Casoli, per prendere un caffè al bar. Poi si è diretto a Lanciano. «Più mi avvicinavo al centro della città e più mi saliva l’ansia», ha detto Travaglini. «All’altezza del Corso ho girato e ho imboccato la via per scappare da tutte quelle voci, rumori che erano nella mia testa. Sono stato accecato da delle luci. E più le voci urlavano, più le luci erano gialle e più acceleravo. Dovevo scappare da quell’ombra che mi segue sempre», ha continuato, rivelando di vederla anche mentre parlava con il giudice. Ma dietro di sé c’era solo un muro.
GLI INVESTIMENTI
Nella sua folle corsa però il 28enne ha investito due pensionati: prima ha travolto Gabriele Staniscia, 78 anni, poi Luciana Iavicoli, 68 anni, che è riuscita a salvare il nipotino Federico, di un anno e mezzo, che era nel carrozzino da lei spinto. Travaglini in un primo momento è scappato per paura, poi ha pensato di aver probabilmente colpito delle persone. Così si è fermato. A Santa Maria dei Mesi ha chiamato i carabinieri: «Forse ho combinato un disastro, ho investito delle persone. Ho troppi rumori nella testa, venitemi a prendere». Il 28enne chiede «perdono alle persone che ho investito, mi dispiace tantissimo e sono felice che siano ancora vive. Sono una persona buona, non ho fatto mai del male a nessuno. Non so perché ho girato lì, non ero in me».
IL LEGALE
Parrebbe, quindi, che il problema sia nella sua testa. «Il mio assistito ha chiesto aiuto anche al giudice», ha precisato Di Martino, «vuole capire di che patologia soffre». «Voglio guarire, voglio smettere di sentire le voci e di vedere quell’ombra», ha implorato il 28enne che spesso li combatte chiuso da solo nella sua camera. Nel 2020 avrebbe chiamato addirittura il 118 per far smettere quei rumori che gli facevano male alla testa. «Ho chiesto l’accertamento sullo stato psicofisico di Travaglini», ha aggiunto Di Martino, «e una misura meno afflittiva».
RESTA IN CARCERE
Ma il gip Canosa non ha creduto a quanto raccontato dal 28enne; ha commesso fatti troppo gravi, di cui si sarebbe reso conto. Il giudice lo ha ritenuto pericoloso, sprezzante delle regole e capace anche quindi di ripetere il gesto. Per questo, per tutelare la collettività, dopo la convalida dell’arresto, ha deciso di lasciarlo in carcere. Canosa non ha disposto al momento alcuna perizia o visita medica.
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