Il grande abbraccio dei lancianesi: la Squilla è nel cuore

24 Dicembre 2018

Migliaia in piazza Plebiscito per il classico rito degli auguri Il vescovo: «L’amore trionfa, ma ora servono posti di lavoro»

LANCIANO . «Con la Squilla il Signore ci vuole benedire tutti, vuole dire bene di tutti noi. E ci chiede di bene-dire tutte le persone con cui veniamo a contatto. Questo lo spirito della Squilla: dire bene, creare ponti, fare la pace, ridiventare un’unica famiglia, essere una sola comunità». Con queste parole l’arcivescovo Emidio Cipollone ha benedetto i tantissimi fedeli in piazza e tutti i lancianesi, nel giorno della Squilla, in cui la campanella posta sulla torre civica, che suona ogni mattina, la sera del 23 dicembre acquista un valore particolare, che sale al cielo e sa di Natale. Con la sua “vucetta fine”, la campanella si fa sentire da tutti i lancianesi. Per un’ora il suo tintinnio invia messaggi di pace, amore, riconciliazione. «Un suono che invita all’amore, a mettere il cuore nelle cose che facciamo», ha ripreso l’arcivescovo, «guardiamo nel fondo del nostro cuore per ritrovare radici profonde, senza temere la nostra piccolezza, ma partendo da essa per prendere la forma di Cristo, dell’amore che inizia subito, che va verso gli altri e ci fa vivere da risorti». E ad ascoltare il messaggio dell’arcivescovo e attendere il suono della Squilla c’erano migliaia di persone. Una piazza gremita. Le stesse persone che hanno dato vita alla processione silenziosa e illuminata dalla luce delle fiaccole, che dalla piazza ha raggiunto la chiesa dell’Iconicella per poi tornare davanti la cattedrale della Madonna del Ponte, in ricordo del cammino fatto da Maria e Giuseppe da Nazareth a Betlemme. Un pellegrinaggio voluto nel 1589 dall’arcivescovo Paolo Tasso come esigenza spirituale, penitenziaria, di riflessione in cui richiamare tutti all’unità, al perdono, alla riconciliazione, alla fraternità in attesa dell’arrivo di Gesù bambino. Un cammino che finisce al suono della Squilla, di questa campanella speciale, capace di appianare i dissidi, di addolcire i rapporti, di accorciare le distanze, di unire le famiglie. «Capace di fare di Lanciano una città speciale», ha aggiunto il sindaco Mario Pupillo, «che nei secoli ha saputo creare ricorrenze straordinarie: l’apertura delle feste di settembre, sant’Egidio, il dono, la processione del giovedì santo e, la ricorrenza più straordinaria di tutte, la Squilla, il Natale dei lancianesi, anche quelli lontani che vivono in ogni angolo del mondo. La squilla ci fa diventare una comunità, ci unisce tutti in piazza e poi ridiventa intima nelle nostre case». Dove c’è anche dolore. «Abbiamo bisogno di posti di lavoro», ha detto l’arcivescovo, «in 8 anni che sono qui, 800 persone sono venute a chiedere aiuto. La chiesa si muove, ma da sola non ce la fa».
Il tintinnio della Squilla è arrivato anche sulle pagine delle riviste nazionali. Il settimanale TV Sorrisi e Canzoni nel servizio “Il Natale degli italiani? È ricco di fantasia…” tra 12 città italiane che vivono in modo particolare l’arrivo del Natale inserisce Lanciano, con la Squilla.