Il Gruppo Canali chiude la fabbrica dei pantaloni

23 Aprile 2016

Gissi, fallita anche l’ultima mediazione tentata in Regione tra azienda e sindacati Stop alla produzione e 96 operai a casa: a fine mese scade la cassa integrazione

GISSI. Il Pantalonificio d’Abruzzo del Gruppo Canali chiude. Dopo sette anni di incertezze, le ultime pesanti flessioni nella vendita del prodotto hanno convinto la proprietà a chiudere definitivamente la fabbrica di pantaloni della Val Sinello. E poco importa se analoga sorte tocca anche alla fabbrica che il Gruppo Canali ha nelle Marche. La notizia è stata comunicata ai sindacati, al sindaco di Gissi e ai rappresentanti della Regione, giovedì scorso a Pescara, al termine di un faccia a faccia durato cinque ore. Il vice presidente della giunta regionale, Giovanni Lolli, sta cercando una soluzione per i 96 dipendenti, interpellando anche il Ministero. Ma certo non sarà facile.

La Val Sinello perde un altro pezzo importante. I rappresentanti sindacali per il momento non vogliono parlare. Lo faranno dopo l’assemblea con i lavoratori in programma martedì. La Regione verificherà se ci sono opportunità di riconversione. Di certo la produzione di pantaloni si ferma definitivamente. Non ci sono più ordinativi. La cassa integrazione per i lavoratori termina fra pochi giorni, il 29 aprile. La speranza è che gli ammortizzatori sociali possano essere prolungati almeno fino alle ferie estive. Fra qualche giorno termineranno le certezze per i lavoratori e le loro famiglie. Se e quando ricominceranno a lavorare, gli operai non produrranno più pantaloni.

Il sipario si chiude dopo 25 anni di attività per un’altra azienda della Val Sinello. Il sindaco Agostino Chieffo non nasconde la tristezza per il difficile momento attraversato dalle aziende della zona industriale di Gissi. Un anno fa sembrava che grazie ai jeans il Pantalonificio potesse riprendere vigore. Poi di nuovo il crollo. Un mese fa i lavoratori hanno ricevuto la notizia nel corso dell’assemblea che si è tenuta nell’aula consiliare del Comune, dai rappresentanti sindacali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, Giuseppe Rucci, Massimiliano Recinella e Claudio Musacchio e dai sindaci di Gissi, Furci, Liscia, San Buono, Monteodorisio.

Anche se la procedura di cessazione dell’attività non è stata ancora avviata, per il Pantalonificio non c’è futuro. Giovedì i sindacati non hanno lasciato intentata alcuna azione pur di salvare i livelli occupazionali. Ma la fabbrica non riapre. Almeno non il Pantalonificio. Dopo tre anni di contratti di solidarietà, il calo ulteriore del venduto e la riforma degli ammortizzatori sociali, il Pantalonificio d’Abruzzo ha cessato la produzione.

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