Il ministero: la pista ciclabile va chiusa

15 Marzo 2019

Interviene il dicastero di Toninelli: troppi incroci, così l’utenza non è protetta. Paolucci attacca: Pupillo cancelli l’opera, si dimetta

LANCIANO . «Chiudere in autotutela la pista ciclabile Via del Mare»: è l’invito fatto dal ministero dei Trasporti al Comune. Altro capitolo dell’infinita vicenda legata alla contestata pista di via Del Mare. Dopo gli esposti di Ascom, l’apertura di due inchieste, una della Procura di Lanciano (per abuso edilizio contro ignoti) e una della polizia stradale provinciale, ora è il dicastero di Toninelli a intervenire, anche se non avrebbe competenza in materia, invitando l’amministrazione a «valutare, in autotutela, la chiusura completa della pista ciclabile, per un eventuale adeguamento finalizzato alla risoluzione delle molteplici criticità». La più forte delle quali è «costituita dalla frequente interruzione della pista da intersezioni e passi carrabili (circa 40 in tutto, ndc) che vanificano parzialmente la protezione dell’utenza attraverso la realizzazione della pista stessa». Insomma per il ministero la pista va chiusa, adeguata e poi eventualmente riaperta.
A sollevare all’ente il problema della pista, pericolosa e inadeguata, è stato Ascom Abruzzo, con l’avvocato Quirino Ciccocioppo e ben quattro esposti a cui ha allegato la relazione del comandante della Polizia municipale, Guglielmo Levante, che nel maggio 2017 ha rilevato criticità nella pista e in particolare il mancato rispetto del decreto 557 del novembre 1999 che prevede una ciclabile separata fisicamente dalla strada (mentre quella di via Del Mare non lo è) e la mancanza di un’ordinanza che la disciplina. Alla luce delle note, degli esposti, dei controlli da fare, il ministero l’8 febbraio ha convocato un incontro a Roma dove oltre alla Ztl si è parlato della ciclabile di via Del Mare. Nell’occasione il dirigente Silverio Antoniazzi, pur specificando che non rientrava tra le competenze dell’ufficio valutare progetti di altri enti proprietari o gestori né verificare l’adeguatezza dei lavori, la cui responsabilità ricade, secondo il Codice della strada, sull’ente proprietario o gestore, viste le criticità ha invitato il sindaco a chiudere la ciclabile.
Invito che per Tonia Paolucci, capogruppo di Libertà in Azione, conferma che la pista non è sicura. «Il ministero», dice Paolucci, «specifica che l’8 febbraio a Roma si è parlato della pista ciclabile, al contrario di quanto sostenuto da Verna e dalla Caporale. Il 21 febbraio poi il provveditorato interregionale alle opere pubbliche ha intimato al Comune di adottare con estrema urgenza tutti i provvedimenti necessari a eliminare le situazioni di pericolo evidenziate sul tracciato, guarda caso il giorno dopo, 22 febbraio, è stata firmata l’ordinanza di chiusura per i lavori di messa in sicurezza. Bugie dette per difendere un’opera palesemente pericolosa». Per la capogruppo sarà impossibile adeguarsi al decreto 557/99 sulla ciclabile viste le interruzioni e a Pupillo quindi non resta che «prendere una ruspa, cancellare l’opera e dimettersi».
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