«Il mio ex mi ha stuprata», ma le accuse sono tutte false: condannata una studentessa
La 22enne patteggia un anno e mezzo dopo aver confessato davanti alla polizia: «Mi sono inventata le violenze perché lui ostacolava la mia nuova relazione»
CHIETI. Ha accusato falsamente l’ex fidanzato di averla stuprata più volte. Voleva punirlo perché stava ostacolando la sua nuova relazione sentimentale. Ma lui, in realtà, aveva solo cercato di allontanarla da un ragazzo che si drogava e frequentava cattive compagnie. Ora la giovane, E.D., studentessa teatina di 22 anni, finita sotto processo per calunnia e difesa dall’avvocato Cesare Borgia, ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione (pena sospesa), davanti al giudice Luca De Ninis e al procuratore Giampiero Di Florio. Per E.D.T., 26 anni, assistito dall’avvocato Marco Bevilacqua, è la fine di un incubo: la sentenza pronunciata ieri mattina dal tribunale di Chieti dimostra che quella denuncia per violenza sessuale era totalmente inventata.
LA DENUNCIA
Tutto comincia il 23 luglio di un anno fa. E.D. si presenta negli uffici della questura di Chieti e racconta: «A ottobre 2020 è nata una relazione sentimentale con E.D.T. Inizialmente ho avuto un rapporto normalissimo. Poi però sono cominciate le discussioni, sempre per futili motivi, finché lui ha iniziato a essere violento nei miei confronti». La studentessa descrive poi una preoccupante escalation di abusi: prima gli schiaffi, poi un bicchiere di vetro lanciato addosso, infine una raffica di calci per motivi di gelosia. «Un mese fa ho deciso di troncare i rapporti con E.D.T e ho iniziato a frequentare un altro ragazzo, G.I. Il mio ex è venuto a conoscenza della cosa e ha informato i miei genitori, raccontando loro che faceva uso di sostanze stupefacenti e frequentava persone poco raccomandabili. Contestualmente, sono stata allontanata da casa da mio padre e ho cominciato ad alloggiare in un bed&breakfast. Il periodo fuori casa è stato da me interrotto perché insostenibile economicamente, pertanto sono rientrata nell’abitazione di famiglia. Successivamente sono tornata a incontrare regolarmente E.D.T., cosa permessa dai miei genitori. Una sera, dopo aver cenato, lui mi ha chiesto di avere un rapporto sessuale. Al mio rifiuto, mi ha afferrato al collo e, stringendo la presa, mi ha bloccato il corpo abusando di me. La stessa cosa è accaduta anche nei giorni successivi: una volta mi ha violentata con le modalità già descritte, un’altra volta mi ha sferrato un pugno sulla schiena mentre mi tratteneva i capelli, un’altra ancora ha pronunciato anche queste parole: “Almeno se rimani incinta sarai mia per tutta la vita”». Fin qui, la denuncia.
IL RIPENSAMENTO
Ma neanche un mese dopo, davanti ai poliziotti della squadra mobile di Chieti, la studentessa confessa di essersi inventata tutto. «L’ho fatto perché ho iniziato una relazione con G.I. Questa frequentazione non è stata accettata dai miei genitori, che consideravano il mio nuovo ragazzo poco raccomandabile, visto usava sostanze stupefacenti. Io inizialmente, infatuata e circuita da lui, mi sono messa contro mia madre e mio padre, così come E.D.T. che cercava in ogni modo di proteggermi da quello che lui pensava fosse un pericolo per me. Quando sono andata via di casa, la convivenza con G.I. mi ha aperto gli occhi sul tipo di ragazzo che effettivamente era e sulla vita sregolata che entrambi conducevamo». E ancora: «Rientrata in casa dei miei genitori, ho rivisto E.D.T. che manifestava tutta la sua intenzione di riprendere la relazione con me, disposto a fare qualsiasi cosa pur di riconquistarmi. Con il benestare dei miei genitori, è rimasto a dormire a casa mia e, come accadeva prima di lasciarci, abbiamo dormito insieme. Durante questi giorni di convivenza, abbiamo avuto rapporti sessuali consensuali: non ha usato violenza né minacce. Al tempo stesso, però, lui ha affrontato nuovamente il discorso sulla relazione avuta con G.I., chiedendomi se mi fossi resa conto del comportamento avuto. Questa sua osservazione mi ha portato in uno stato di confusione totale: temendo che la cosa potesse essermi rinfacciata anche in futuro, sono tornata da G.I. A quel punto è nata in me la volontà di dare una lezione sia a mio padre che a E.D.T., ecco perché ho deciso di accusare quest’ultimo di abusi sessuali e violenze mai avvenute».
LA CONFESSIONE
A distanza di 16 giorni, «mi sono resa conto che non potevo continuare una relazione con questo ragazzo, considerando la vita sregolata che lui conduce, caratterizzata dall’assunzione di sostanze stupefacenti, consuetudini che hanno indotto anche me a farne uso. Così sono andata dal mio ex e gli ho raccontato tutto». E la condanna è stata inevitabile.
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