«Il mio ingresso alle Poste è un dramma»

28 Maggio 2024

ORSOGNA. È ogni volta una fatica immensa per Antonio Capuzzi, 54 anni e da 31 in carrozzina, recarsi all'ufficio postale. Come lui anche chi è diversamente abile, un genitore con un bimbo sul...

ORSOGNA. È ogni volta una fatica immensa per Antonio Capuzzi, 54 anni e da 31 in carrozzina, recarsi all'ufficio postale. Come lui anche chi è diversamente abile, un genitore con un bimbo sul carrozzino, una persona con difficoltà di deambulazione, un anziano. Il tutto a causa di una porta antipanico, difficilissima da aprire per chi è in carrozzina e una vera e propria trappola per un disabile non accompagnato. E la beffa più grande è che la struttura è nuova di zecca. Nel marzo scorso infatti sono finiti i lavori di ristrutturazione finalizzati alla riorganizzazione e ottimizzazione degli spazi. Ma così non è. Per lo meno non per chi è in carrozzina. La rampa che porta all'ingresso termina con un largo e pesante portellone in vetro antipanico che si apre tramite una maniglia. Ma chi sta su una sedia a rotelle non può aprire e contemporaneamente indietreggiare per entrare e nel frattempo mantenere aperta la porta che si richiude automaticamente. C'è sempre bisogno di qualcuno che aiuti il malcapitato di turno nella difficile operazione. Uscire dall'ufficio è ancora più complicato, dal momento che si dovrebbe far leva sul maniglione rosso antipanico, ma chi è in carrozzina o chi ha ridotte capacità di deambulazione e di movimento non ha abbastanza forza per farlo.
«Quell'accesso», racconta Antonio, «è l'unica rampa esterna per audiolesi, videolesi e disabili. Ci sono due porte blindate, una all'ingresso con maniglia e apertura all'esterno e molla di richiamo che si richiude immediatamente. Una volta entrati c'è uno spazio di 1,5 metri quadri e si accede alla seconda porta blindata tramite un piccolissimo corridoio dove entrare in retromarcia per poter usufruire dell'atm postamat per i servizi di prelievo, ricarica di denaro e pagamenti on line. Ho scritto al sindaco», prosegue Antonio, «comunicato con le Poste a voce tramite il call center, reclami, mail e anche su interessamento del direttore, ma in questi due mesi non abbiamo ricevuto risposte, né è cambiato nulla. Eppure basterebbe cambiare porta, sblindarla. Dopo anni di disabilismo e di battaglie contro le barriere architettoniche, assistere all'ennesima mancanza di attenzione nei confronti dei più fragili è avvilente».