Il mito della Processione che conquistò D’Annunzio

Il poeta rimase stregato e definì il corteo del Cristo morto “Una valle di lacrime” Bigi e Di Gregorio svelano la storia più antica d’Italia che si perde nel mistero
CHIETI. «Una valle di lacrime». Così il poeta Gabriele D’Annunzio definì la Processione del Cristo morto di Chieti, la più antica d’Italia. Per D’Annunzio, studente del liceo classico Vico negli anni della giovinezza con la media dell’8,82, la Processione era un rito emozionante. E il Vate non fu l’unico a innamorarsene: il pittore Michetti, lo storico Mommsen, lo scrittore Sabatier e il musicista Tosti giudicarono il corteo degli incappucciati scandito dalle note del Miserere di Selecchy il più suggestivo del mondo. Oggi dalle 17,30, nella chiesa della Santissima Trinità, l’associazione culturale Teate Nostra di Vanni Di Gregorio parlerà delle origini della processione del Venerdì santo, origini che sembrano risalire alla notte dei tempi. A ripercorrere la storia della Processione – che quest’anno tornerà la sera del 19 aprile prossimo – sarà Aurelio Bigi, presidente del Rotary Club di Chieti e autore di un libro dedicato al tema.
«Si parlerà di ciò che rende la processione particolare, anzi unica», dicono Di Gregorio e Anna Lucia Tacconelli, «la struggente musica del Miserere di Selecchy e i simboli della Passione, realizzati dal teatino Raffaele Del Ponte. Questi due, benché in secoli diversi, si ritrovarono ad abitare a pochi isolati di distanza, nella zona della Civitella dove ogni anno la Processione si ferma per cantare l’intero Miserere in onore del suo compositore».
Bigi si soffermerà a trattare di questi due artisti e a parlare di questa bellissima processione, del suo percorso, della sua illuminazione, della sua storia, di aneddoti vari. Così Bigi sintetizza la Processione: «Una musica che s’inizia a percepire da lontano e che ti carpisce l’attenzione e… il cuore. Pian piano si avvicina, diventa più chiara e, come aumenta il volume percepito, sfilano i simboli della Passione, della cattiveria umana, di quella di ieri e di quella di oggi. La musica si fa forte, molto forte, è struggente, le voci potenti dei bassi si mescolano a quelle dei tenori, ai suoni dei violini e degli altri strumenti musicali e il tutto arriva al cuore e commuove chiunque la sente anche perché in quel momento ti passa davanti agli occhi il Cristo Morto con le sue ferite insanguinanti e la Madonna Addolorata con le sue lacrime di dolore: la coerenza a costo della vita, l’amore, la commozione, il dolore di una mamma che diventa dolore universale di tutte le mamme che si fa straziante, insopportabile, mortale. Ecco! È questo il momento in cui la processione raggiunge il suo acme».
Negli scorsi mercoledì, Bigi ha trattato delle “Origini e storia delle confraternite in Italia e in Europa” e poi dello “Sviluppo confraternale in Abruzzo e a Chieti”.

