Il Negri Sud a un punto morto «Nessuno si occupa più di noi»

15 Luglio 2015

SANTA MARIA IMBARO. Chi ricorda gli ex ricercatori e dipendenti dell’istituto di ricerca Mario Negri Sud? Chi se ne occupa, che fine hanno fatto? Sono le domande che il personale dell’ex Fondazione...

SANTA MARIA IMBARO. Chi ricorda gli ex ricercatori e dipendenti dell’istituto di ricerca Mario Negri Sud? Chi se ne occupa, che fine hanno fatto? Sono le domande che il personale dell’ex Fondazione si pone a due mesi dalla disoccupazione e a cinque dalla chiusura per liquidazione. «Siamo stati licenziati due mesi fa», scrivono gli ex dipendenti, «dopo 20 mensilità non corrisposte; siamo stati costretti a presentare delle dichiarazioni dei redditi basate su delle certificazioni uniche (ex Cud) sbagliate nella maggior parte dei casi, perché nessuno si è ancora preso la briga di farci avere quelle corrette; da due mesi siamo ufficialmente disoccupati, ma l’Inps ritarda nell’iniziare ad erogare gli assegni perché non sa ancora come calcolarne l'importo; i commissari liquidatori non danno segno di voler emettere i nostri titoli di credito (non danno nemmeno l’impressione di lavorarci) quindi niente recupero del Tfr (Trattamento di fine rapporto). Va detto che, per legge», proseguono gli ex lavoratori, «il titolo di credito deve essere corrisposto obbligatoriamente entro 30 giorni dalla data del licenziamento, ma se il datore di lavoro (nel nostro caso i commissari liquidatori) non ottempera a questo dovere, non è passibile di nulla».

Una situazione al limite dello stremo che arriva dopo un terribile percorso che ha portato, nel marzo scorso, alla liquidazione del centro ricerche e all’arrivo dei commissari liquidatori che hanno immediatamente ordinato il blocco di ogni attività di ricerca. Solo dopo settimane i dipendenti sono potuti tornare dentro uffici e laboratori a ritirare gli effetti personali. Ma il dramma è ancora lontano dall’essere concluso. Gli unici risultati ottenuti sono stati la lettera di licenziamento, che consente di accedere all’indennità di disoccupazione, e la garanzia da parte dell’Inps che i lavoratori potranno accedere ai vari fondi di garanzia, tesoreria e complementare, a seconda dell’anzianità di servizio e delle scelte operate. «Viene da chiedersi», concludono gli scienziati e dipendenti, «cosa stiano facendo questi commissari visto che il loro incarico prevede di liquidare, mentre ci giunge voce che, invece di lavorare alla nostra documentazione, l’unica loro preoccupazione finora è stata affittare il residence della struttura. Ci chiediamo se è normale e compatibile che un commissario liquidatore, con una mole di lavoro tale da non riuscire ancora a produrre certificazioni uniche e buste paga, venga nominato assessore al bilancio del Comune di Chieti. Adesso si che avrà il tempo per occuparsi di noi». (d.d.l.)

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