Il nuovo asilo nido resta chiuso: scatta la protesta delle famiglie

Il Comune ritarda la pubblicazione del bando per affidare la struttura, anche la Cgil lancia l’allarme: «È un servizio fondamentale». Ma l’assessore Giammarino rassicura: «Risolveremo il problema»
CHIETI. A rischio l’apertura del nuovo asilo nido appena realizzato in via Buracchio. Il nome già c’è, si chiama Bambi, le risorse per aprirlo no. Il nido è ormai pronto, dal Comune assicurano che c'è anche la certificazione per l’agibilità, ma non si riesce a fare il bando per affidarlo ai privati perché nel piano di riequilibrio comunale c’è scritto che chi avrà la gestione dovrà pagare al Comune un canone di 30mila euro, che può essere però abbattuto se la gestione inserisce una serie di agevolazioni tariffarie per i più deboli, secondo il reddito certificato Isee. Siccome l’amministrazione ha promesso che avrebbe dato in gestione l’asilo solo se fossero state assicurate le agevolazioni per le fasce più deboli, se dovesse dare in gestione l’asilo si troverebbe a non poter introitare i previsti 30mila euro.
«Farò modificare il piano di riequilibrio per sistemare la questione», dice l’assessore all’Istruzione Teresa Giammarino, «il canone è stato inserito nel piano di riequilibrio prima che il sindaco mi affidasse la delega ai nidi, altrimenti avrei detto subito che la cifra è esorbitante e che scoraggia il privato a intervenire».
In campagna elettorale l’amministrazione del sindaco Diego Ferrara aveva promesso di riaprire gli asili chiusi dalla precedente amministrazione. Quando, però, ha dovuto confrontarsi con i debiti accumulati, ha deciso di avviare il cosiddetto predissesto, vale a dire un piano di riequilibrio pluriennale per rientrare dei debiti tagliando le spese e alzando le tasse.
Di fronte a questo scenario, sarebbe stato impossibile riaprire gli asili, fatta eccezione per l’unico comunale già in attività, ed è per questo che ha deciso di affidare al privato il nuovo nido di via Buracchio, assicurando però che le tariffe avrebbero rispettato le fasce Isee.
Non potendo garantire una compartecipazione economica, il Comune ha dunque offerto al privato l’abbattimento del canone da 30mila euro. Ma il piano di riequilibrio chiede invece rigore. Ecco perché l’assessore ha avviato una battaglia per modificarlo.
Nel frattempo, monta la protesta delle famiglie. Solo l’anno scorso erano 200 le domande relative all’iscrizione ai nido. Proteste di cui si fa interprete la Fp Cgil: «Registriamo in questo periodo», dice il segretario Giuseppe Rucci, «l’esigenza di tantissime famiglie che disperatamente cercano risposte su un servizio fondamentale».
Rucci dice di aver apprezzato l’annuncio dell’uscita dell’avviso per la concessione degli asili ai privati, «con l’obbligo per gli stessi di rispettare il Piano pedagogico e le tariffe legate all’Isee». Senonché dell’avviso pubblico non si è più parlato. A frenarlo è appunto il canone di 30mila euro da abbattere.
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