Il nuovo prefetto si presenta: «Sarò vicino a tutti i sindaci»

20 Dicembre 2018

Barbato, 62 anni, si è insediato: subito l’omaggio ai Caduti e la visita agli arcivescovi Forte e Cipollone «Le istituzioni devono uscire fuori dalle stanze: andrò di persona nei 104 Comuni della Provincia» 

CHIETI. «Le istituzioni devono uscire dalle stanze: il mio auspicio è di andare personalmente dai sindaci dei 104 Comuni della provincia». Si è presentato così il nuovo prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, 62 anni, originario di Aversa (Caserta), che si è insediato martedì prendendo il posto di Antonio Corona. «Fare il prefetto è un lavoro di front office», ha detto Barbato. «Amo guardare la gente negli occhi, non parlarci per telefono. Fare, fare bene e far sapere: con questo proposito comincio il mio mandato».
Laureato in giurisprudenza all’università Federico II di Napoli, Barbato ha conseguito un master in management pubblico. La sua carriera prefettizia è iniziata nel 1982, a Piacenza, dove è rimasto per quattro anni. Trasferito a Roma e per 11 anni alla presidenza del consiglio dei ministri, il nuovo prefetto di Chieti vanta una lunga e significativa esperienza in campo amministrativo: ha diretto attività operative nell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati alla criminalità, ed è stato componente della commissione straordinaria in diversi Comuni sciolti per mafia. Ha affrontato emergenze di realtà importanti e complesse come San Giorgio a Cremano, Latina - dove è stato l’artefice dell'annullamento del 60% del piano regolatore-, Grottaferrata e Torre del Greco. L’ultimo incarico da prefetto, prima della nomina teatina, lo ha ricoperto a Belluno tra il 2013 e il 2014. «Quello del prefetto è un ruolo non codificato, che lascia grandi libertà ma presuppone anche grandi responsabilità», ha aggiunto Barbato. «E io non sono una persona che ama stare dietro la scrivania: avere un contatto con le comunità è fondamentale. Gli anni in cui sono stato commissario straordinario nei Comuni sono risultati determinanti: una figura come quella, infatti, prevede il massimo impegno per dare risposte concrete ai cittadini». E ancora: «La sicurezza è come la libertà: una pianta che va curata e alimentata costantemente», ha precisato il prefetto Barbato. «Noi uomini delle istituzioni abbiamo il compito di impegnarci a prescindere, senza cedere all’inerzia». E grinta e tenacia, in effetti, Barbato le ha dimostrate fin da subito: nella sola giornata di ieri il neo prefetto, dopo l'insediamento ufficiale, ha deposto una corona d’alloro al monumento ai Caduti di Chieti, accompagnato dal questore, dai rappresentanti delle forze dell'ordine, dal sindaco e dal presidente della Provincia con i quali ha già affrontato tematiche legate alle esigenze della città. Sempre ieri, visita istituzionale anche all’arcivescovo di Chieti, Bruno Forte, e a quello di Lanciano, Emidio Cipollone. «Mai prima d’ora avevo conosciuto l’Abruzzo», ha concluso Barbato, «ma le prime impressioni sono ottime. Ringrazio il ministero per una nuova destinazione che ho accolto con entusiasmo e curiosità». (g.let.)
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