Il PalaLeombroni devastato all’esterno e abbandonato

23 Marzo 2015

Attrezzi sportivi distrutti bloccano le porte di sicurezza Fili scoperti e auto vandalizzate intorno alla struttura

CHIETI. La gioia dei bambini che saltellano durante una gara si scontra terribilmente con l’immagine di una struttura sportiva che all’esterno fa rabbrividire per come è maltenuta. Stiamo parlando del palasport di Santa Filomena – intitolato al campione Sandro Leombroni, amato e compianto dalla sua città – e gestito dal Cus (centro universitario sportivo dell’università D’Annunzio). Che cosa c’è attorno al palasport dove vengono organizzate gare di ginnastica, corsi psicomotori per bambini dai 3 ai 6 anni e avviamento all’atletica leggera? Sulla bacheca c’è un volantino con lo slogan: “Lo sport 10 e lode”. Va bene, ma basta girare l’angolo per far abbassare drasticamente il voto. Che diventa zero. Attrezzature sportive che marciscono sotto la pioggia. Tappeti gommati, pezzi di spalti e porte di calcio ammucchiati davanti alle porte di sicurezza i cui vetri sono rotti. Barriere bianche da bordo campo sono buttate sul piazzale. Passiamo al capitolo sicurezza. Gli attacchi delle pompe antincendio per i vigili del fuoco sono arrugginiti, li usano come posacenere. Subito sopra spuntano fili elettrici che escono dal muro. Una vecchia Fiat, con vetri sfondati e senza sedili, giace come simbolo di questo immenso degrado. Alcuni genitori che ieri hanno varcato la soglia degli spogliatoi per cambiare i propri bambini in procinto di affrontare una gara di ginnastica, hanno riferito di aver visto muri pieni di muffa. Poco più avanti, nella corsia dove transitano gli atleti, c’è anche una stanza per il pronto soccorso. Ma il lettino è lercio con delle coperte e una tenda, attaccate ad uno spago che va da muro a muro, che fanno da separè. Negli armadietti, dove dovrebbero esserci cerotti e disinfettanti, c’è solo un vecchio pallone da calcio. Sui tavoli, dove ci si aspetta di trovare attrezzatura medica, ci sono invece piatti e bicchieri di una festa. E in un angolo, aspirapolveri e scope abbandonati. A seguire, un frigorifero vuoto e un bagno che fa paura. Torniamo all’ingresso del palasport intitolato al campione del basket. I muri perdono pezzi ma qualcuno li ha coperti con un pannello. Così muore una delle migliori strutture sportive della città. Colpa dei tagli che l’Università ha fatto al Cus.

Domenico Forcella