Il pallino di Di Primio: un futuro agli ex Burgo

I candidati sindaco/7. Intervista al leader della coalizione del centrodestra Tra le sue priorità lavorare per Cittadella della cultura e risanare il bilancio
CHIETI. Umberto Di Primio, 47 anni avvocato, sindaco uscente, è il settimo candidato sindaco intervistato dal Centro. Dalla sua parte l’intera coalizione di centro destra con le priorità che si chiamano lavoro, cultura e bilancio da risanare per evitare il predissesto dell’Ente.
Quali sono le prime tre cose che farebbe per Chieti da sindaco?
«L’impegno quotidiano e l’ascolto costante dei miei concittadini mi fanno dire che la priorità è l’occupazione. Quel che farei il giorno dopo la rielezione è continuare a lavorare per portare a conclusione il progetto di rilancio dell’area ex Burgo. Ad oggi le aziende già interessate assicurano l’assunzione di 437 persone e tra queste almeno 124 sono ex Burgo. Ma anche la cultura può dare occupazione. Per questo sarà prioritario continuare ad impegnarsi su due progetti che hanno visto il Comune di Chieti protagonista: “La Cittadella della Cultura” e la “Cittadella della Pubblica Amministrazione” per puntare, con il primo, al consolidamento di Chieti quale “Capitale culturale del Medio Adriatico”, con il secondo alla rivitalizzazione dell’area da piazza Garibaldi a Sant’Anna, concentrando nella sede della Berardi gli uffici periferici dello Stato e alcune forze armate, rigenerando quel tessuto sociale ed economico con nuove presenze di uffici e funzioni. La seconda priorità è il bilancio. Vista la grave crisi finanziaria del Comune, generata dai debiti lasciati dal centrosinistra, dai minori trasferimenti statali e da un’oggettiva difficoltà ad incassare tributi a causa della crisi, dovremo lavorare con grande attenzione per evitare il ce predissesto, condannando i cittadini a pagare tasse al massimo delle aliquote. La terza priorità sarà creare le condizioni per un Comune ancora più efficiente e trasparente. Stiamo elaborando, con l’università d’Annunzio di Chieti, un nuovo modello di partecipazione attiva per avere una città senza periferie, un’amministrazione più accessibile e una Chieti più europea».
Chi teme di più alle urne? «L’astensionismo e il voto di pancia, figlio dei populismi. Dare il voto solo per protesta, per seguire irrealizzabili promesse o per dar seguito ai demagoghi di turno è come buttare il voto dalla finestra».
Chi teme di meno?
«Sono consapevole della mia forza, ma non sottovaluto nessuno. Spero che dal confronto possano emergere le migliori idee per la città».
Ha donne in lista e, se sì, chi sono?
«Certo, come tutti per ogni lista. A differenza degli altri, però, come dimostrato in questi 5 anni, le donne che candido non sono in lista perché lo dice la legge ma perché credo nell’apporto in più che esse possono dare. Ricordo che le 4 donne presenti in Comune, fra consiglio e giunta, sono tutte di centrodestra».
Quale percentuale pensa di prendere?
«Quella sufficiente per vincere al primo turno. La città non può permettersi di perdere tempo con il ballottaggio».
Quanti abitanti risiedono allo Scalo dove, per molti, si decideranno le prossime elezioni? «Io sono il sindaco di un’unica città, con un cuore antico che pulsa storia e tradizione ed un cuore moderno che sprizza dinamismo e intraprendenza. Questa è Chieti con i suoi 54.927 abitanti».
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