Il papa ricorda il prete che conosceva pure i nomi dei cani

11 Aprile 2020

ALTINO. «Una volta uno (un parroco, ndc) mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi. “Davvero?”, gli ho detto io. E lui mi ha risposto: “Anche il nome dei cani”. Conoscono tutti. La...

ALTINO. «Una volta uno (un parroco, ndc) mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi. “Davvero?”, gli ho detto io. E lui mi ha risposto: “Anche il nome dei cani”. Conoscono tutti. La vicinanza sacerdotale. Bravi, bravi sacerdoti». A pronunciare queste parole è stato papa Francesco giovedì sera, nell’omelia in Coena domini. Fin qui tutto normale. Quel riferimento, però, non è passato inosservato a don Giuseppe Schieda, parroco di Santa Maria del Popolo, ad Altino. «Per me è stata un’emozione immensa sentire quelle parole, perché quel prete ero io: allora segretario del vescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, e parroco di Pretoro. Subito dopo il nostro incontro, rimasi quasi mortificato del tenore del nostro discorso: avevo parlato al papa dei cani di Pretoro. Eppure a distanza di anni (era il 15 maggio 2013, ndc) papa Francesco ricorda ancora quello scambio di battute e non il mio volto, e porta come esempio bello quel modo semplice di essere prete. Il regalo più grande in questo Giovedì Santo».
Le parole e la sincerità di quel giovane prete sono entrate nel cuore di papa Francesco tanto che riprese l’episodio, qualche mese dopo ad Assisi. «Sentire che dopo sette anni il papa si è ricordato del nostro colloquio mi ha emozionato non per me, anzi, ma perché papa Francesco ha una vicinanza con tutti i sacerdoti, ci porta nel suo cuore, anche quelli dei centri più piccoli, quelli che sono in missione».
«Sono contento per don Giuseppe», agginge il sindaco, Vincenzo Muratelli, si vede che le sue parole hanno colpito il papa. La comunità è felice della sua presenza ad Altino, della sua missione tra noi, è un sacerdote che fa dell’umanità un tratto caratteristico».
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