Il picchetto dei licenziati da Teateservizi

2 Novembre 2015

Puliscono il cimitero e poi protestano. Febo attacca il sindaco: passate le elezioni, lavoratori beffati

CHIETI. Hanno ripulito il cimitero per farlo trovare nella maniera più decorosa possibile durante le celebrazioni dedicate ai defunti e poi sono rimasti fuori dai cancelli per protestare contro il licenziamento da Teateservizi. Un vero e proprio picchettaggio ieri davanti al camposanto, nel luogo dove fino a qualche ora prima stavano lavorando. E c’è da dire che i loro sforzi non sono passati inosservati, visto che in tanti tra i visitatori di questi giorni hanno giudicato il cimitero decoroso e pulito. Si tratta di cinque dipendenti storici, che sarebbero stati rimandanti a casa attraverso una breve comunicazione personale del presidente della società pubblica, Valerio Visini. Ad echeggiare la loro protesta ed esprimere solidarietà, anche a nome dell’opposizione, è stato il consigliere comunale del Pd Luigi Febo: «Come avevamo più volte previsto negli ultimi mesi, passata la tornata elettorale, ricomincia la discesa per le società partecipate. Non si può continuare a giocare sulla pelle di questi lavoratori e delle loro famiglie», ha continuato il consigliere, «hanno diritto di essere stabilizzati dopo tanti anni di lavoro precario. Era stato promesso, con roboanti annunci e fantasmagoriche previsioni, che il nuovo piano industriale avrebbe risollevato le sorti della Società e dato maggiori certezze ai lavoratori ma questo fantomatico piano non sembrerebbe portare molto frutto. Ogni giorno si annunciano affidamenti di nuovi servizi alla Teateservizi ma gli annunci rimangono solo annunci». Il consigliere non ha perso l’occasione, inoltre, per fare un appunto sul ruolo del presidente Visini: «Continua a ricoprire l’ incarico», ha sottolineato infatti l’esponente del Pd, «nonostante una legge dello Stato inibisca ai pensionati di ricoprire tali incarichi al vertice di una società interamente pubblica com’è Teateservizi». Febo poi chiama in causa il sindaco Umberto Di Primio perché «dia subito una risposta certa sul futuro di questi lavoratori che, ripeto, hanno alle loro spalle famiglie intere con mogli e figli in età scolare».(a.i.)