Il pm al teste: sapeva di tangenti?
Sfilano due dipendenti ma la curatrice Ivone dà ancora forfait
CHIETI. La più suggestiva delle domande la fa il procuratore Pietro Mennini che, in fase di controesame, chiede a un testimone: «Nelle assemblee con i dipendenti Angelini ha mai parlato delle tangenti?». Se Stefano D’Aurelio avesse risposto sì, il processo per il crac del gruppo Villa Pini ieri mattina sarebbe decollato. Invece il suo laconico no lo ha fatto riplanare dolcemente nell’ennesima udienza con forfait della curatrice fallimentare, Giuseppina Ivone, questa volta impegnata come relatrice in un corso d’aggiornarmento professionale. Ma non è tutta da scartare la deposizione di D’Aurelio, 36 anni di Pescara, responsabile del sistema informatico di Villa Pini, alle dipendenza prima della società Logicon e poi della clinica. Ma cos’era la Logicon? Neppure il teste ha saputo indicarne sede legale e amministratori effettivi pur essendone dipendente dal 2005 fino al 2007, anno in cui passò alle dirette dipendenza di Villa Pini per la quale ha gestito il difficile periodo prefallimentare quando era la Asl a pagare i lavoratori della clinica attraverso assegni oppure bonifici che D’Aurelio provvedeva a quantificare suddividendo la somma complessiva erogata. Ma la Logicon a chi faceva davvero capo? Anche il secondo testimone sentito dopo il manager Zavattaro si occupava della contabilità del gruppo Villa Pini. Ed anche lui, Giuseppe Del Grosso, ha confermato: «Finchè la Asl ci ha pagato il gruppo funzionava bene». Una tesi che gioca a favore della difesa secondo la quale il crac di Villa Pini sarebbe stato causato da scelte esterne al gruppo. (l.c.)

