Il prefetto ai sindaci: no alle ordinanze fai da te

Barbato: il problema degli ungulati è noto da anni, non è un fatto imprevedibile e la competenza spetta a Regione e polizia provinciale. Sì ai sensori sulle strade
CHIETI. Il prefetto Giacomo Barbato dice no alle ordinanze dei sindaci per abbattere i cinghiali. Si tratta di un problema noto da anni, la competenza spetta alla Regione e alla polizia provinciale e, dunque, non ci sono i presupposti di legge per emettere provvedimenti adottabili solo in situazioni eccezionali e imprevedibili. È questo, in sintesi, il pensiero del prefetto, racchiuso in una circolare inviata ai vertici della Regione e della Provincia, a tutti i sindaci del Chietino, ad Autostrade per l’Italia e all’Anas. La presa di posizione arriva dopo che nelle ultime settimane, soprattutto nel Vastese, si è animato il dibattito sulla presenza dei cinghiali nei centri abitati. Un’emergenza che preoccupa residenti e automobilisti.
«In concreto», scrive Barbato, «i sindaci dovranno segnalare tempestivamente la presenza di cinghiali, ove rilevata nei rispettivi territori, alla polizia provinciale, utilizzando l’apposita modulistica predisposta dalla Regione e chiedendo i conseguenti interventi di controllo nelle località interessate». La polizia provinciale, in una recente nota inviata alla prefettura, ha sottolineato che «sarebbe opportuno, soprattutto per quanto attiene gli interventi di selecontrollo nelle zone adiacenti i centri urbani, risultati in continuo aumento in particolare nelle ore notturne, dotare il personale di attrezzature idonee, come visori notturni, foto trappole e materiale utile per l’individuazione dei cinghiali». E il prefetto, «a titolo di collaborazione», ha girato la segnalazione alla Regione «per eventuali iniziative di competenza, in un’ottica di ulteriore rafforzamento del servizio». Dopo le «ripetute incursioni dei cinghiali», nel corso di una riunione in Regione, è stata prospettata «la possibile adozione da parte dei sindaci coinvolti di ordinanze contingibili e urgenti, finalizzate alla cattura e all’abbattimento dei cinghiali». Ma il prefetto, richiamando anche pareri ministeriali e sentenze dei giudici amministrativi, dice no. «Appare di tutta evidenza che un’efficace e una tempestiva messa in opera, da parte degli enti preposti, delle azioni previste per il contenimento dei cinghiali – ossia la caccia di selezione e il selecontrollo – determinerebbe come conseguenza anche una riduzione delle incursioni dei cinghiali in aree antropizzate». Insomma: non esistono «specifiche competenze di legge assegnate alla prefettura in materiale di contenimento della fauna selvatica». Ma, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza stradale, Barbato chiede «di valutare l’adozione di sistemi di prevenzione degli incidenti stradali causati dagli animali selvatici». È il caso, ad esempio, dei sensori di rilevamento della fauna, «collegati in modalità wireless a cartelli dotati di dispositivi luminosi di allarme, che si accendono in caso di presenza di animali in prossimità della carreggiata». Sono numerose, come ricorda il prefetto, le strade a maggior rischio di incidenti con i cinghiali: la statale 16 nel tratto compreso tra Ortona e il confine con il Molise, la fondovalle Trigno tra Celenza e Tufillo, la statale 652 tra Bomba e Capriglia, l’area limitrofa al parco nazionale della Maiella tra gli abitati di Fara San Martino, Casoli e Palombaro e la zona della Val di Foro tra Vacri e Miglianico. «Il rischio», conclude Barbato, «è stato confermato dalla polizia stradale di Chieti, sulla base dei dati in proprio possesso».

