Il prefetto Barbato: questa non è la città della camomilla
CHIETI. «No, non ho chiesto io di andare via. Mi fa piacere? A metà». Così il prefetto Giacomo Barbato commenta il trasferimento a Roma, a partire da mercoledì prossimo, dove assumerà l’incarico di...
CHIETI. «No, non ho chiesto io di andare via. Mi fa piacere? A metà». Così il prefetto Giacomo Barbato commenta il trasferimento a Roma, a partire da mercoledì prossimo, dove assumerà l’incarico di direttore centrale per l’amministrazione generale presso il Dipartimento dei vigili del fuoco. «Sono arrivato qui senza conoscere l’Abruzzo. Ma in questi 18 mesi, piuttosto intensi, non mi pare che Chieti sia stata la città della camomilla che mi avevano descritto». E ancora: «Il concetto fondamentale è il rispetto delle regole per tutti: è l’ordinamento italiano e, fin quando sarà così, ci saranno persone magari anche scomode, come il sottoscritto, che si battono per questo in tutta Italia. Insomma: se una cosa non si può fare, non si fa, nonostante la pervicacia di certi soggetti». È il momento dei bilanci: «Sono assolutamente soddisfatto dell’esperienza a Chieti. Tornerò qui perché ho tanti amici. Anche qualche nemico, ma questa è l’altra faccia della medaglia. A nove mesi dalla pensione è piuttosto singolare che a un prefetto venga attribuito un altro incarico, peraltro al ministero e di un certo rilievo. Nel settore dove sono stato mandato ci sono delle criticità. Prendere atto che l’amministrazione, nonostante la mia età, reputi che possa essere ancora utile è un segno di grande riconoscimento. Dico che sono contento a metà perché pensavo che quello di Chieti sarebbe stato il mio ultimo giro di giostra». (g.let.)

