Il prefetto saluta la città: «Spero di non aver deluso»

Dopo tre anni Corona lascia l’incarico. Al Marrucino la cerimonia di commiato Sul palco canta i versi di De Andrè: «Meglio lasciarci che non esserci incontrati»
CHIETI. «Io mi dico, è stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati». I versi sono di Fabrizio De Andrè ed il prefetto Antonio Corona, in occasione del saluto alla città, li ha fatti suoi, motivo conduttore di una serata sicuramente particolare in un Teatro Marrucino gremito di folla. «Ho trascorso a Chieti oltre tre anni», ha spiegato Corona, «e desidero ripercorrerli assieme ai miei preziosi collaboratori e alle persone che mi hanno accolto nel migliore dei modi sin dal primo giorno». Si inizia con la cerimonia istituzionale di consegna delle Onorificenze al merito della Repubblica italiana e la lettura del discorso di Giosuè Carducci in occasione del primo centenario del Tricolore. Quindi le esibizioni al pianoforte del maestro Michele Di Toro e del maestro Franco Benedetto Morri, l’attore Giancamillo Marrone nell’interpretazione di una intervista a Giuseppe Mazzini, il cantante Riccardo Pomponio con uno struggente “Auschwitz” dei Nomadi nella parte dedicata al “Giorno della Memoria”, davvero emozionante anche il “Mi mancherai” proposto dal tenore Claudio D’Alessandro.
Ed è la volta dello stesso prefetto Corona che, all’insegna dello «stare insieme ancora un po’», esordisce con “La canzone di Marinella” di De Andrè, tributo alla “Giornata contro la violenza sulle donne”, proponendosi subito dopo alla platea come voce guida di un coinvolgente karaoke. Invito raccolto, è la sua serata e vuole viverla con la simpatia e l’affabilità di sempre. Ancora il repertorio di De Andrè, un quanto mai opportuno “I migliori anni della nostra vita” di Renato Zero e c’è anche spazio per un omaggio a Pino Daniele con “Napule è”. Ma il prefetto Corona va oltre, impegnandosi in una impeccabile interpretazione di “Heroes” di David Bowie per poi tuffarsi in una profonda e qualificata incursione nel repertorio di Vasco Rossi. Perfettamente a suo agio, assoluto padrone del palco e, da romano e romanista, come si è definito il giorno del suo arrivo in città nel luglio di tre anni fa, non può non lasciarsi inevitabilmente andare sulle note dell’inno giallorosso di Antonello Venditti. “Roma, Roma, Roma”, con il Marrucino a trasformarsi in una piccola curva sud.
Si canta e si scherza nel giorno dei saluti di Antonio Corona, destinato alla prefettura di Forlì-Cesena. Per lui una lunga carriera passando per prefetture, ministero dell'Interno e presidenza del Consiglio dei ministri, arrivò a Chieti assicurando un impegno fatto di entusiasmo e voglia di conoscere territorio e persone. «Desidero essere uno di voi, innamorarmi della città e della sua provincia cercando di esserne sempre un punto di riferimento», disse quel giorno e, a giudicare dal clima che si respirava ieri pomeriggio in teatro, l’obiettivo è stato raggiunto. Un obiettivo al quale Antonio Corona teneva parecchio e, tenendo ben nascosta l’inevitabile emozione, taglia corto nel finale con uno «spero di non avervi deluso» salutato da un lungo applauso di risposta ed apprezzamento mentre, sui titoli di coda di una sapiente regia dell’intera manifestazione, si alzano alte le note di “Albachiara”, brano di chiusura dei concerti di Vasco.
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