il primo cittadino e l’inchiesta su megalò 3

11 Aprile 2017

CHIETI. Questa volta potrebbe essere lo sciopero dei penalisti a far rinviare ancora l’udienza preliminare sull’inchiesta Megalò 3 che vede il sindaco Umberto Di Primio (in foto) accusato di...

CHIETI. Questa volta potrebbe essere lo sciopero dei penalisti a far rinviare ancora l’udienza preliminare sull’inchiesta Megalò 3 che vede il sindaco Umberto Di Primio (in foto) accusato di corruzione. La manifestazione di protesta degli avvocati, che dura per tutta la settimana, dovrebbe sancire il terzo rinvio dell’udienza preliminare per decidere se rinviare o meno a giudizio il sindaco teatino. La protesta ha avuto una larga adesione. Ha aderito anche il difensore di Di Primio, l’avvocato Antonio Pimpini. In teoria ci sarebbe anche una minima possibilità che il giudice possa decidere di andare avanti lo stesso e assumere in maniera autonoma i propri provvedimenti sul caso. L’udienza, cioè, potrebbe anche svolgersi comunque a prescindere dalla presenza degli avvocati. Ma lo scenario è poco probabile. L’ultimo rinvio dell’udienza era stato determinato da un’eccezione di incompatibilità sollevata dalla Procura dell'Aquila, quello precedente da una ritardata notifica. Il sindaco ha manifestato l’intenzione di fare dichiarazioni spontanee davanti al giudice nel tentativo di chiarire la sua posizione. Secondo l’accusa avrebbe ricevuto promesse di denaro dall’imprenditore Enzo Perilli al fine di favorire l’iter burocratico della realizzazione del cosiddetto Megalò 3, un intervento commerciale da realizzare a Santa Filomena nei pressi del centro commerciale Megalò. Anche Perilli (titolare della società che voleva realizzare la struttura e comproprietario del terreno) difeso da Marco Femminella, è tra gli imputati nell’ambito dell’inchiesta condotta dagli uomini della Squadra mobile di Pescara e dalla Forestale e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila. Con Di Primio e Perilli sono imputati anche Michele Colistro, l'ex segretario dell'Autorità di Bacino difeso da Marco Di Domenico, e due tecnici, Paolo Di Martino e Giovanni Melozzi, che hanno una posizione di minore importanza nell’ambito dell’inchiesta. (a.i.)