Il procuratore Gratteri avverte: «C’è mafia anche in Abruzzo»

Il magistrato parla agli studenti: «La criminalità organizzata si infiltra dove può ottenere guadagni» Allarme sulle azioni per contrastarla: «Manca progettualità, il governo non ne sta discutendo»
CHIETI . «Non c’è regione immune dalle mafie, è presente anche dove non c’è un radicamento, dove non c’è una situazione di sistematicità». Lo ha detto ieri il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, rispondendo alle domande degli studenti che lo hanno ascoltato all’interno dell’Auditorium del rettorato dell’università d’Annunzio. Un incontro organizzato per presentare il suo libro “Ossigeno illegale”, scritto a quattro mani con il giornalista Antonio Nicaso e dedicato al rapporto fra mafia ed emergenza Covid. Dopo i saluti del professor Michele Cascavilla, presidente del corso di laurea in Ricerca sociale, politiche della sicurezza e criminalità interclasse, il procuratore ha preso parola introdotto dal professor Antonello Canzano Giansante, docente di Sociologia politica e sicurezza internazionale, ed alla presenza del sindaco di Chieti Diego Ferrara.
«Nel momento in cui, ad esempio, ci sono dei consumatori di cocaina, le mafie sono qui ad offrire quantità di cocaina, eroina, hashish, ecstasy, sono qui per comprare alberghi, ristoranti, pizzerie, attività commerciali. Le mafie si trovano dove ci sono attività economiche. In tutto ciò che è riferibile all’economia, anche ai pascoli se rappresentano un affare, è ovvio che la criminalità organizzata cerca di infiltrarsi per ottenere un guadagno». Per quel che riguarda più nello specifico la nostra regione, «anche l’Abruzzo ha subito il lockdown, molte aziende sono andate in difficoltà». Ed in questo contesto la criminalità può cercare di inserirsi: «Qui è possibile entrare nel mondo dell’imprenditoria, dell’artigianato, che è abbastanza fiorente», ha detto il procuratore. «Bisognerebbe iniziare a studiare i passaggi di proprietà ed i compratori».
Le mafie si possono vincere, ma per lo stesso procuratore di Catanzaro oggi «non lo stiamo facendo, perché il governo non sta discutendo del suo contrasto». Le azioni che le combattono, al contrario, «si stanno indebolendo per via delle modifiche che si stanno facendo. Ed è un aspetto che mi preoccupa tantissimo. In questo momento non c’è una progettualità, c’è una stanchezza per contrastare le mafie. Queste si sono modificate velocemente, sono facilmente mimetizzate, non uccidono più. Oggi vendono droga e fanno riciclaggio prevalentemente. Sono due tipologie di reati che non richiedono il morto a terra e spari alle serrande», ha sottolineato ancora Gratteri, «l’opinione pubblica non è preoccupata, quindi il potere politico non è costretto a interessarsi del problema».
Il suo impegno fuori dal comune lo costringe a vivere sotto scorta: «Sicuramente non è facile, ma non c’è alternativa se vuoi continuare a fare il magistrato con onestà, con impegno, come lo sto facendo. Non importa se è una vita asfissiante», ha concluso il procuratore, «perché non esiste gratificazione più grande del poter guardare negli occhi e stare con la schiena dritta, di non avere padroni, di non aver chiesto nulla a nessuno. È importante dare alla gente le risposte ed i punti di riferimento di cui ha bisogno. Non possiamo assolutamente deludere le migliaia di persone che hanno bisogno di noi».
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