Il procuratore è Testa Senza alternative

12 Gennaio 2017

La nomina con 19 sì, un no (Morosini) e quattro astensioni

CHIETI. Partita chiusa al Consiglio superiore della Magistratura. Il plenum ha infatti nominato Francesco Testa, 45 anni, nuovo procuratore di Chieti. Lo ha fatto con 19 voti a favore, quattro astensioni e un voto contrario. Dopo un dibattito in cui non sono mancati momenti di tensione. Culminati con la richiesta di rinvio della pratica in commissione da parte del consigliere di Magistratura democratica Piergiorgio Morosini. Contrario alla nomina di Testa in base all’articolo 28 del testo unico della dirigenza che disciplina gli incarichi direttivi delle procure medio-piccole. La sua proposta non è passata. E quindi si è andati alla conta. Dopo una discussione serrata. Ad opporsi al ritorno in commissione la relatrice della pratica, Paola Balducci che dopo aver evidenziato i punti di forza del curriculum di Testa ha tagliato corto: non c’è un candidato alternativo ed è quindi assolutamente inutile il rinvio. La commissione nomine infatti aveva concluso i suoi lavori prima della pausa natalizia proponendolo come unico nome per l’incarico in base al suo curriculum di eccezionale rilievo. E su questa proposta era giunto anche il placet del ministro della Giustizia Andrea Orlando. In plenum la pratica era arrivata subito dopo, con una procedura d’urgenza il 23 dicembre. Ma, mancando l'unanimità richiesta in questi casi, era stata rinviata alla seduta dell’11 gennaio. Ma su quali basi si è deciso di puntare su Testa? Le ragioni sono state evidenziate dai consiglieri che si sono schierati per difendere la scelta. A partire dal presidente della Quinta commissione, quella incaricata di vagliare i curriculum dei candidati, Valerio Fracassi. Ma anche da altri togati e laici. Che hanno sottolineato l’estrema versatilità dimostrata nel percorso professionale del magistrato che ha svolto una pluralità di incarichi e funzioni, che hanno arricchito fortemente il suo bagaglio di conoscenze giurisdizionali. Sia nelle aule di tribunale sia nel quinquennio trascorso fuori ruolo come esperto giuridico presso la Rappresentanza italiana all’Onu a Vienna. Incarico ritenuto di particolare pregio. Insieme naturalmente a quello svolto a Roma al ministero di via Arenula presso il gabinetto del Guardasigilli tra il 2012 e il 2013. Naturalmente il fiore all’occhiello del suo curriculum è l’attività svolta in precedenza nelle aule di giustizia: Testa è stato alla Procura di Catania per 14 anni, 8 dei quali anche con assegnazione alla Direzione distrettuale antimafia. Lo scontro in plenum sul suo nome in realtà non sembra avere nulla a che fare con sua la carriera. Quanto piuttosto con una questione di fondo che da tempo vede protagonista l’Associazione nazionale magistrati. L’Anm ha infatti chiesto un incontro al Csm dopo una serie di nomine avvenute nel corso del 2016 che non sono affatto piaciute. In uno scenario che si è determinato dopo l’approvazione lo scorso anno del nuovo Testo Unico sulla dirigenza: secondo il sindacato o una parte di esso, la riforma spalancherebbe le porte a scelte meramente discrezionali. Posizione contrastata da chi invece pensa che con i nuovi criteri sia più facilmente premiato il merito. Inevitabili le scintille, specie in un caso come questo. Sulla carriera e sul profilo eccellente di Testa in realtà nessuno ha avuto da ridire. «Prevale per tutti i parametri rispetto alla comparazione con gli altri candidati. Il criterio della mera anzianità va superato», è stato detto nel corso del dibattito a proposito degli altri 16 aspiranti all’incarico. Tutti, tranne uno, con un’anzianità di servizio maggiore della sua. E del resto di magistrato eccellente ha parlato anche Giovanni Canzio, oggi primo presidente della Cassazione e in passato presidente della Corte d’appello di L’Aquila. Fatto sta che la nomina di Testa ha monopolizzato la seduta pomeridiana del Csm. Che aveva all’ordine del giorno anche due altre nomine che riguardano l’Abruzzo: quella proposta all’unanimità di Carmine Di Fulvo presidente di sezione del Tribunale di Pescara. E la conferma di Romolo Como come avvocato generale della Corte d’appello.