Il pronto soccorso cambia vertice Tafuri: «Così riduciamo le code»

Parla il neodirettore del reparto: «Grazie all’aiuto dei medici di famiglia possiamo tagliare le attese» E sulla carenza di personale: «Garanzie su stipendi e orari per spingere i giovani a mettersi in gioco»
CHIETI. «Voglio ripartire dalla passione per questo lavoro. Ai cittadini chiedo collaborazione: ci impegneremo al massimo per ridurre i disagi». Emmanuele Tafuri è il nuovo direttore del pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata. Ha 47 anni, è originario di Elice e prende il posto di Tiziana Ferrara, che da oggi dirigerà lo stesso reparto ma all’ospedale di Pescara. Da qualche giorno ha firmato il suo nuovo contratto, dopo aver vinto il concorso di selezione, e in questa intervista al Centro illustra la sua ricetta contro i disagi cronici del pronto soccorso.
Dottor Tafuri, che effetto le fa essere a capo della “porta d’ingresso” dell’ospedale di Chieti?
«È certamente un compito importante. Ho una certa esperienza nella medicina d’urgenza (è membro del direttivo nazionale della Simeu, la Società italiana di medicina di emergenza urgenza, ndr) e sono già al lavoro per migliorare l’assistenza sanitaria: vogliamo renderla più fluida e di maggior qualità».
Cosa farà per ridurre le lunghe code e i disagi che i pazienti lamentano da tempo?
«Cercherò di integrare l’ospedale con il territorio. Per prima cosa convocherò un tavolo con i medici di base e il 118. Vogliamo puntare sui medici di famiglia che devono darci una mano a ridurre i disagi e a gestire i codici di minore gravità. Sono loro la chiave per tagliare le attese».
Ma anche i medici di base hanno già problemi, tra pensionamenti e numeri esorbitanti di pazienti da gestire.
«Proprio per questo c’è bisogno di una forte collaborazione. Le risorse che ha l’ospedale sono limitate: per questo preferiamo agire sui pazienti “all’ingresso” e coinvolgere i medici di base».
Cos’altro farà per migliorare il pronto soccorso teatino?
«Punterò sulla formazione del personale. Vogliamo organizzare dei corsi specifici e potenziare la ricerca scientifica. Migliorando la qualità del servizio possiamo ridurre anche l’afflusso di pazienti».
Ma i medici ormai non vogliono saperne di lavorare al pronto soccorso. I bandi della Asl vanno spesso deserti. Come si fa a trovare nuovo personale?
«Questo è un problema serio, ma non riguarda solo l’ospedale di Chieti. Un tempo lavorare nella “porta d’ingresso” dell’ospedale era il sogno di tutti. Bisogna motivare i giovani medici, trasmettere passione e fornire garanzie su orari di lavoro e stipendi».
Sullo sfondo c’è ancora la questione Covid: la malattia sembra meno letale ma circola ancora sul territorio. Secondo lei è opportuno un allentamento delle misure restrittive?
«Eviterei di esprimermi sul tema, ma sono certo che il nuovo governo continuerà a prendere i provvedimenti migliori per tutelare noi e i pazienti. Dovremo fare ancora i conti con questo virus, ma è anche vero che adesso la malattia è cambiata».
Cosa dice ai cittadini che ora avranno lei come punto di riferimento al pronto soccorso?
«Ci impegneremo sempre al massimo, lavorando 24 ore su 24. Faremo di tutto per migliorare l’assistenza ma ai nostri pazienti chiedo anche collaborazione. E invito le associazioni dei cittadini ad un tavolo di confronto per condividere subito problemi e criticità».

