Il questore Gargano ai giovani: «Attenzione ai pericoli del web»

17 Dicembre 2021

La polizia incontra gli studenti in piazza per parlare dei rischi di internet: non fatevi strappare i sogni Appello alle vittime di diffamazione o molestie online: «Parlatene con chi vi è vicino, la soluzione c’è»

CHIETI . «Non mettete i vostri sogni in mano a nessuno. Non mettetevi in condizioni di pericolo». Lo ripete più volte il questore di Chieti, Annino Gargano, intervenuto ieri mattina in piazza Garibaldi per la campagna itinerante della polizia “Una vita da social”. Si tratta di un’iniziativa messa in campo per raccontare i rischi di internet attraverso l’attività di sensibilizzazione e prevenzione dei pericoli della rete per i minori, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione nell’ambito del progetto nell’ambito del progetto Generazioni connesse. Hanno partecipato gli studenti degli istituti di istruzione superiore Pomilio e Luigi di Savoia e dell’istituto comprensivo di Bucchianico. «Dobbiamo spronare i giovani affinché nessuno porti via i loro sogni», dice Gargano parlando dei rischi della rete. «È nostro compito scendere in campo con le risorse migliori accanto ai ragazzi, che rappresentano il nostro presente e futuro». All’appuntamento ha partecipato anche il prefetto Armando Forgione.
Il dirigente del compartimento Polizia postale e delle Comunicazioni Abruzzo, Elisabetta Narciso, nel suo intervento ha posto l’accento sulla prevenzione: «Bisogna far capire ai ragazzi che la rete internet, i social, danno delle grandissime opportunità, ma devono essere utilizzati con intelligenza». Da qui il ruolo della polizia, che «entra nelle scuole, parla con gli studenti, fa attività di sensibilizzazione cercando di far capire i rischi che si possono incontrare sul web. Conoscendoli sicuramente si potranno affrontare meglio». E qualora si dovessero avere dei problemi, come episodi di violenza diffamazione o molestie online, la soluzione c’è: «A tutto esiste rimedio», aggiunge la dirigente Narciso.
«Si deve innanzitutto parlare con i propri punti di riferimento, che nelle scuole possono essere i professori. C’è poi la polizia che ascolta e ha attivato delle app. Ce n’è una ad esempio, YouPol, che consente di comunicare anche in forma anonima atti di bullismo, droga o violenza di genere». Quindi i mezzi a disposizione e gli strumenti ci sono: «Bisogna semplicemente farli conoscere ai ragazzi e utilizzarli».
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