Il regista Odorisio a 73 anni con il cuore legato a Chieti

La sua storia con il padre musicista e lo zio proprietario del Garden Cine Il Leone d’oro con Sciopèn nell’82, quando racconta sogni e “vizi” della sua città
CHIETI. Luciano Odorisio ieri ha festeggiato il suo 73esimo compleanno: non vive più a Chieti da molto tempo, ma non ha mai staccato il cordone ombelicale che lo lega alla sua città, alla sua terra, alla sua gente che nei suoi film ha raccontato toccando corde che si possono raggiungere solo se a quella terra e a quella gente comunque continui ad appartenere. Per questo è il primo ritratto che propongo, tra i personaggi teatini. Di lui ho conoscenza antica, per essere stato suo compagno di scuola, quando invece di dedicarci ai libri di testo, ci divertivamo a scrivere racconti, con professori e compagni di classe protagonisti. Si capiva da allora qual era la sua vocazione, la sua capacità di guardarsi attorno riuscendo a vedere cose che altri ignoravano. Di recente ha scritto su Facebook dove ha una presenza assidua, ricca di osservazioni e riflessioni, qualcosa che identifica bene il suo modo di essere presente nel mondo del cinema: «Saper "girare" è un conto, so' boni tutti... macchina da presa qua, macchina da presa là, capovolta, su giù, drone di qua drone di là... saper girare per raccontare una storia, coinvolgerti, farti viaggiare con i personaggi, rendere funzionale le riprese a quel che si sta raccontando, rendere fantastica la tua vita in quelle due ore, catturare la tua attenzione emozionandoti, è altro conto». Se poi quella storia la vivi, sia pure indirettamente, facendo nascere dai tuoi ricordi, dalle tue esperienze di vita, dai tuoi successi o dalle tue delusioni, ciò che porti sullo schermo, allora nasce il capolavoro, come Sciopen, la prima opera che gli valse nel 1982 il riconoscimento prestigioso del Leone d'oro a Venezia. Il film ambientato a Chieti si occupa del mondo musicale che tanto amava suo padre, Adelchi, e offre davvero uno spaccato, irriverente ma anche pieno di malinconia, della vita teatina, attraverso personaggi che si ritrovano nel fantasioso progetto di ricostituire una orchestra stabile a Chieti, con ben 120 elementi. Tutto finisce in nulla, come spesso capita in provincia, dove è più facile sognare che fare, ma nel finale c'è la una battuta che riapre la porta alla speranza: "Abbiamo quarant'anni, è il momento nostro". Altro film ambientato a Chieti, La rossa di Via Paradiso, anche questo è il ritratto di una città che non c'è più, dove Luciano riesce a creare una storia attorno ad un cinema e alla sua cessione ad un gruppo di interessati acquirenti, cinema che, manco a dirlo, chiamò Eden, collocandolo in via Paradiso. Anche questa è una vicenda che richiama il vissuto teatino di Odorisio, e del cinema Enal, il cui proprietario era suo zio Domenico De Cesare. Altri titoli dei film del regista teatino sono La Monaca di Monza, girato nel 1987 e Senza movente nel 1999. Odorisio per completare il suo quadro professionale, è stato anche attore, e in tempi recenti, regista di fiction televisive, tra le quali Mio figlio e Io e mio figlio, Nuove storie per il Commissario Vivaldi e, per Canale 5, ha girato la serie, 4 puntate, Pupetta, il coraggio e la passione. A Chieti è sempre rimasto legato, come lo è all'Abruzzo. E chissà se nei progetti futuri non ci sia spazio per un suo ritorno, per dare a questa città che ha tremila anni di storia qualche ulteriore omaggio, da figlio che non l'ha mai dimenticata.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

