Il rettore perde la sfida contro il Cda

28 Settembre 2016

Sei consiglieri non si presentano, una si dimette e scrive a Di Ilio: «Lei ha leso un mio diritto». Non era mai accaduto

CHIETI. Nella storia dell’Università D’Annunzio entra una data: 26 settembre 2016. Come lo fu per Cadorna il 24 ottobre 1917. E’ una Caporetto accademica quella avvenuta ieri mattina perché, per la prima volta in mezzo secolo, sei consiglieri d’amministrazione hanno dato forfait. Hanno disertato il Cda, lasciando il rettore, Carmine di Ilio, solo con i membri Tonio Di Battista e Riccardo Palumbo, lo studente Nicola D’Ambrosio, e un dilemma amletico: c’è o no il numero legale? Ovvero: se andiamo avanti in “quattro gatti”, le delibere valgono? Il Cda è saltato, il rettore dovrà ricorrere al fai-da-te. Approverà da solo le delibere urgenti sfornando una serie di decreti. Ma non è questo il punto. Il precedente che si è consumato ieri nel mondo accademico teatino è un segnale politico forte, dalle conseguenze pesanti per chi amministra la fabbrica del sapere. Un Cda che salta per protesta della maggioranza contro il dominus è come un consiglio dei ministri che diserta la riunione convocata dal premier. Ed è ancora più forte il segnale se uno dei sei consiglieri, la professoressa Cristina Caroli Costantini, decide persino di dimettersi dall’organismo che amministra l’Università di Chieti e Pescara, inviando una lettera al rettore con cui, in sintesi, lo accusa “di aver leso un suo diritto”. Il diritto della Costantini e degli altri aventiniani (sei membri su dieci del Cda) di inserire, nell’ordine del giorno, due proposte che per il magnifico erano bocconi difficili da digerire: quella di trattare la madre di tutti gli argomenti che avvelenano l’Ateneo, cioè l’esito dell’avvio di un procedimento disciplinare nei confronti del direttore generale, Filippo Del Vecchio, e il rinnovo del contratto dello stesso dg. Ma alla vigilia del Cda il rettore Di Ilio ha dato lo stop ai sei consiglieri, Luigi Capasso, Cristina Caroli Costantini, Antonio Bianchini, Luigi D’Addona, Ezio Ercoli ed Ivo Vanzi. Li ha zittiti e sfidati, comunicando che i due temi sarebbero rimasti tabù. E la reazione dei consiglieri è stata quella di non presentarsi in massa. Dei sei, solo Vanzi si è giustificato. Anche sull’altro fronte, quello dei pro-Di Ilio, uno studente, Alessio Di Lanzo, è risultato assente (anch’egli si è giustificato) nonostante che il rettore, per arginare in limine litis l’effetto Caporetto, si fosse giocata l’ultima carta 24 ore prima del Cda. Infatti non può essere una coincidenza se proprio lunedì Di Ilio ha firmato il decreto per sanare le posizioni di incompatibilità di studenti con doppi incarichi negli organismi universitari. Ma alla fine in quattro sono rimasti. Come quegli amici al bar.