Il ricordo del partigiano che si salvò dalle bombe

7 Ottobre 2019

Tritapepe, 95 anni, si emoziona in piazza: «Mi sono sempre battuto per la libertà» Il sindaco Pupillo: «Furono giorni di sangue e lacrime: ora il ricordo è un dovere»

LANCIANO. Quando Giovanni Tritapepe, 95 anni, partigiano lancianese protagonista e testimone della rivolta del 5 e 6 ottobre a Lanciano, ricorda i compagni morti in quelle giornate di sangue e orgoglio, si emoziona. Ha lo sguardo fiero e gli occhi azzurri limpidi puntati su quei giorni che gli segnarono per sempre l'esistenza, ma gli si spezza il fiato quando ripensa a quello che è stato e ai compagni che non ci sono più. «Ho tutto stampato in mente», dice, e mima con le mani una mitragliatrice, il lancio delle bombe, e sembra sentire ancora il peso e il freddo della canna del fucile nascosto sotto la camicia. Aveva 18 anni, Giovanni, in quei giorni del '43, ma da tempo aveva scelto da che parte stare. «Mio padre non voleva iscrivermi a scuola perché non voleva pagare 2 lire per la tessera fascista», ricorda, «e io mi sono sempre battuto per la libertà».
È un 6 ottobre dove si mischiano passato, presente e futuro, quello ricordato ieri in piazza Martiri Ottobrini, a 76 anni dalla rivolta che fece guadagnare alla città la medaglia d'oro al Valor militare. Ci sono i bambini della scuola elementare Eroi Ottobrini che ricordano ad uno ad uno i martiri lancianesi, i ragazzi del De Titta-Fermi che intonano Bella ciao, e ci sono i testimoni del passato tra cui la famiglia e i figli del partigiano Angelo Ciavarelli e il nipote di Trentino La Barba, che porta orgogliosamente il suo stesso nome di battesimo. E poi c'è Bernard Dika, poco più che ventenne, che si è guadagnato per l’impegno nelle lotte studentesche della sua Toscana l'onorificenza di alfiere della Repubblica da parte del capo dello Stato, Sergio Mattarella. Bernard, piglio sicuro e nessuna esitazione nel suo splendido discorso a braccio, è il testimone e al tempo stesso simbolo del presente. Di origine albanese, ma italiano a tutti gli effetti, il ragazzo di Larciano, in provincia di Pistoia, parla al cuore di tutti. «Come si può, oggi che siamo in democrazia, essere ancora partigiani?», chiede, ricordando anche la morte dei due agenti di polizia a Trieste. «Si può, essendo cittadini, combattendo il male dei nostri giorni e della nostra generazione: l'indifferenza. Non dobbiamo parlare di futuro, di qualcosa che non c'è ancora, il presente è l'unico tempo che ci è stato dato per rendere migliore il futuro». La sezione Anpi di Lanciano ospita l'intervento della sezione di Centocelle "Giordano Sangalli" di Roma. «Sarebbe bello», dice Maria Saveria Borrelli, presidente della sezione frentana Trentino La Barba, «se le città che hanno medaglie d'oro al valor civile potessero gemellarsi con Lanciano». «Abbiamo versato sangue e lacrime in quei giorni», conclude il sindaco Mario Pupillo, «ora il nostro dovere è quello del ricordo e della costruzione del futuro dell'Europa».