Il San Camillo resta aperto ma dice addio alle chirurgie

2 Novembre 2014

Atessa, nei piani della giunta regionale l’ospedale deve essere riconvertito Rimangono pronto soccorso, 118, diagnostica e 60 posti letto di residenzialità

ATESSA. L’ospedale San Camillo avrà un futuro, ma una volta che sarà riconvertito in ospedale territoriale. In questi giorni in Regione si stanno analizzando i dati relativi all’attività del presidio e proprio questi dati mostrerebbero la necessità di riconvertire la struttura per garantirgli un futuro. Riconversione - che spesso è una parola che fa paura perché sinonimo di chiusura - significa invece in questo caso garantire servizi sanitari efficienti e sicuri agli utenti, ambulatori specializzati, diagnostica per immagini di livello, posti per la riabilitazione e la residenzialità. Oggi, invece, stando ai dati, il San Camillo non darebbe risposte adeguate ai cittadini.

I dati. Innanzitutto il bacino di utenza dell’ospedale è troppo piccolo per giustificare la presenza di 100 posti per acuti: oltre 15mila utenti il 70%dei quali residenti ad Atessa. Il governo oggi parla di almeno un bacino di 80mila persone per avere un piccolo ospedale. Poi il rapporto tra posti letto e personale è squilibrato. Sono attivi 88 posti letto in regime ordinario e 12 in day hospital e sono in servizio 199 unità, 148 sanitari, 43 tecnici e 8 amministrativi. Altro dato critico è il fatto che il presidio ha tassi di occupazione definiti “inefficienti”, e ricoveri medici con degenza media superiore ai livelli di riferimento. Nel 2013 il San Camillo ha contato circa 19mila giornate di degenza ordinaria con il tasso di utilizzo dei posti letto pari solo a circa il 60%. Circa 1.500 accessi in day hospital con il tasso di utilizzo dei posti letto che scende addirittura al 25%. Ha registrato una degenza media pari a circa 11giorni, mentre per la casistica chirurgica è pari a circa 6 giorni a fronte di una media regionale rispettivamente di circa 8 e 7 giorni. Inoltre la maggior parte dei ricoveri medici sono stati per frattura del collo del femore, che oggi si opera a Lanciano.

Gli interventi. Sono invece circa 94 mediamente gli interventi chirurgici effettuati al mese. Praticamente 4 interventi al giorno, 2 in degenza ordinaria, principalmente artroscopie ed interventi per frattura degli arti e 2 in day surgery. Gli interventi ortopedici sono la maggioranza, il 56%. Inoltre, altro dato poco rassicurante, è che gli interventi svolti, per la maggior parte, non possono essere considerati «significativamente rilevanti». Per quanto riguarda poi “l’intervento al femore entro 2 giorni dal ricovero” il San Camillo è stato definito dal ministero uno dei presidi peggiori d’Italia. Dati che invitano la Regione ad intervenire.

L’assessore regionale. Sulla questione è cauto l’assessore regionale alla sanità, Silvio Paolucci (Pd). «Stiamo studiando i dati su Atessa e valutando il futuro del presidio», dice Paolucci. «Che di certo avrà un futuro perché deve essere punto di riferimento per il territorio, deve fornire servizi ai cittadini appropriati e sicuri. Trasformare Atessa in ospedale territoriale? È possibile se significa tra le altre cose mantenervi il pronto soccorso, il 118, dargli una diagnostica per immagini che offra molti servizi in modo da abbattere le liste di attesa, ambulatori specialistici e ben 60 posti letto di residenzialità. Il mio sogno è potenziare la struttura, investirci in modo che un ospedale che oggi fa poche cose per pochi utenti, diventi una struttura territoriale che faccia molte cose per tante persone».

Teresa Di Rocco

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