Il sansificio come un drago per i bambini di Treglio

27 Dicembre 2015

Parlano le mamme del borgo dove si cresce all’ombra degli impianti Vecere «Viviamo barricati in casa con asma e allergie. Vorremo vendere ma il mutuo?»

TREGLIO. Un paese sotto l’incantesimo di un drago cattivo che, invece di fuoco, sputa fumo puzzolente e oleoso, non dorme mai, costringe tutti a non uscire di casa e fa arrabbiare mamme e papà. È così che i bambini di Treglio, suggestivo borgo adorno di affreschi, poco più di 1.600 abitanti a due passi dal mare, immaginano le loro giornate all’ombra del camino del sansificio Vecere e, fino a qualche mese fa, della centrale a biomasse Gct. I piccoli abitanti sono cresciuti in mezzo al fumo dei due impianti che, dopo uno stop di 11 mesi imposto dal tribunale a seguito di violazioni in materia ambientale, da una ventina di giorni ha ricominciato a impestare la zona. Non sanno spiegarsi, i piccoli tregliesi, come mai quel drago non si stanca mai e sputi fumo giorno e notte, senza sosta. Di mattina, quando i bimbi vanno a scuola, l’aria è già satura. I genitori li cacciano in auto velocemente, sperando che respirino il meno possibile quegli odori. La sera tutto il paese viene avvolto dalla nebbia. D’estate è anche peggio. Sembra un maleficio. Le villette mono e bifamiliari, di cui è disseminato il paese, sono silenziose, i giardini curati e variopinti restano vuoti e le altalene immobili. Nessuno esce di casa. Le finestre sono serrate. In inverno, invece, bisogna far asciugare i panni dentro casa. Non si può aprire nemmeno uno spiraglio per evitare che entri quell’odore acre, che cambia pelle a seconda del tempo o del tipo di combustione. E quando cambia il vento è come se una nube scura avvolgesse ogni cosa. Pianerottoli e balconi diventano neri.

A raccontare questi e tanti altri disagi che si vivono quotidianamente a Treglio è un gruppo di mamme che non vuole darla vinta a quel “drago” che bambini ma anche adulti. Ci sono famiglie che da altre zone, perfino dal nord Italia, hanno scelto il borgo frentano come luogo ideale per vivere grazie al verde e alle case con giardino. Non potevano immaginare che proprio lì, su quelle belle case, si sprigionasse quel fumo così fastidioso che ha cambiato le vite di tutti. A sentire le mamme e i papà di Treglio non si tratta solo di puzzo e di rumore. Il respiro si fa così pesante che provoca conati di vomito e giramenti di testa. I più deboli hanno continue epistassi. E i bambini nascono con asma e allergie. «Si va avanti a cortisone», racconta una mamma, «l’avevamo sospeso quando gli impianti erano spenti, ma abbiamo dovuto riprendere». Chi è potuto fuggire lontano racconta agli ex vicini di casa che i bambini non hanno più problemi respiratori senza il fumo di Treglio. Ma chi resta sta male. «Vorrei mettere in vendita la casa», dice una donna con gli occhi lucidi, «ma come si fa? Abbiamo ancora il mutuo da pagare. Però non voglio essere proprio io la causa del malessere dei miei bambini, ho scelto io questo posto».

Come succede per i malefici, Treglio è quasi immobile nel suo dramma: dopo anni di boom, le case non si costruiscono né si vendono più. Chi c’è, oltre ad avere disagi fisici, sconta anche pesanti ripercussioni sull’umore. «La puzza, il rumore, la tosse, il senso di impotenza, la rabbia ci stanno uccidendo», si angoscia una mamma, «siamo circondati di persone con tumori e viviamo ogni giorno all’ombra di questo maledetto camino. Ma non staremo a guardare, siamo disposte anche a incatenarci: non permetteremo che oltre alla nostra vita questo impianto rovini quella dei nostri figli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA