«Il settore vitivinicolo può superare la Sevel»

Di Campli, presidente Citra: ha le stesse opportunità del comparto automotive È giunto il momento di fare squadra valorizzando le produzioni del territorio
LANCIANO. «Il settore vitivinicolo può avere le stesse opportunità dell’automotive e superare di gran lunga la Sevel». Ne è convinto Valentino Di Campli, presidente del consorzio Codice Citra, il più grande d’Abruzzo che riunisce nove cooperative sociali. Il segreto sta, però, nel superare le divisioni e nel fare gruppo. Per essere più forti e, soprattutto, per diventare più incisivi sui mercati vitivinicoli che contano, primo fra tutti quello italiano.
Di strategie di sviluppo e di una nuova fase cooperativa per i protagonisti del mondo del vino si è parlato nei giorni scorsi a Lancianofiera in un incontro aperto a tutte le cantine sociali abruzzesi organizzato dal consorzio Codice Citra. «Se calcoliamo in linea molto generale 120-130 milioni di retribuzioni nette per la Sevel», spiega Di Campli alla folta platea di produttori e soci di cooperative vitivinicole, «siamo tutti concordi nel trovarci di fronte a una solida e virtuosa realtà economica regionale. Ma se facciamo lo stesso calcolo con i numeri del vino, ovvero 300milioni di euro in Abruzzo di produzione lorda vendibile vitivinicola e 120-130milioni di euro di valore dell’export, ci basta calcolare un valore aggiunto di un euro al litro per ottenere ben 250milioni di euro. Una cifra che va al di là di ogni più rosea aspettativa».
Ma bisogna fare squadra. In provincia di Chieti, ad esempio, è concentrata la più alta percentuale di superficie vitata in Abruzzo: 26.660 ettari per una percentuale dell’81,4%. Ma allo stesso tempo di ben 35 cooperative vitivinicole abruzzesi, il 90% si trova in provincia di Chieti. Questo significa parcellizzare troppo l’offerta e presentarsi deboli e divisi su un mercato impietoso come quello dell’enogastronomia.
Il presidente Di Campli ha mostrato un’immagine che vale più di mille parole. Nello speciale Expò del Sole 24 Ore dell’11 febbraio scorso c’è una cartina che rappresenta tutte le eccellenze d'Italia. Nel grafico, però, l’Abruzzo è quasi schiacciato dalle altre eccellenze regionali, segno evidente della percezione che il resto della penisola e del mondo ha della regione dei parchi e del Montepulciano. «Bisogna tutelare e valorizzare le produzione autoctone», prosegue il presidente di Citra, «e aumentare la capacità commerciale delle cantine sociali. Come? Riorganizzando il sistema con un disciplinare sulle produzioni autoctone come Pecorino, Passerina, Cococciola, Montonico, Trebbiano e Montepulciano e fare in modo che i vitigni oggi imbottigliati quasi del tutto in Abruzzo non facciano la stessa fine del Montepulciano che è imbottigliato per il 65% fuori regione e le cui politiche commerciali non dipendono più da noi abruzzesi».
Sull’anonimato del vino abruzzese pesano anche le politiche commerciali. Il vino sfuso, ad esempio, quello che ha ormai pochissimo appeal sui mercati, rappresenta l’80% della produzione regionale. Per il consorzio Citra gestire le vendite unitariamente porterebbe a «migliorare il rapporto con gli operatori del mercato soprattutto per quel che riguarda le produzioni di ottima qualità come prodotti Dop e Igp, vere Ferrari del mercato».
Essere uniti insomma, non solo può far aumentare vendite ed export, ma anche il lavoro e il reddito dei soci. «Come consorzio ci siamo posti il problema di voler contare di più dato che qui ci sono tutte le premesse e le professionalità di cui c’è bisogno», chiarisce Di Campli, «e siamo convinti da sempre che l’unione faccia la forza».
Daria De Laurentiis
©RIPRODUZIONE RISERVATA

