«Il sindaco deve darmi un lavoro»

Sit-in e sciopero della fame di un ortonese di 50 anni, ex operaio della Veta ’86
ORTONA. «Da qui non me ne vado finché il sindaco non mi darà un lavoro e una casa. Da oggi (ieri, ndc.), inizierò lo sciopero della fame, nella speranza che così mi sia dato ascolto». Sono le parole piene di disperazione di Remo Rovetto, di Ortona, 50 anni a giugno, che ha deciso di raccontare sui giornali la sua storia, molto difficile in questo momento, perché stufo delle continue “promesse” da parte della politica che “garantisce solo a “parole” un lavoro stabile che poi, questo è strettamente legato alla necessità di un'abitazione dove poter vivere”. Rovetto ha lavorato come operaio per 13 anni nella storica azienda Veta '86, produttrice di stivali in gomma, fino al 2005, quando lo stabilimento ha chiuso definitivamente i battenti. D'allora non è più riuscito a trovare un'occupazione stabile e si è arrangiato come ha potuto facendo qualsiasi tipo di lavoro.
«Io non sono un tipo schizzinoso, mi adatto a fare di tutto, ma chiedo che mi sia data l'opportunità di lavorare continuativamente», ha detto Rovetto che rimarrà in pianta stabile sotto il Municipio di Ortona, la casa di tutti, finché non otterrà dal sindaco Vincenzo D'Ottavio risposte, un aiuto concreto. «Io da qui non mi muovo», ripete con convinzione l'uomo, «ho bisogno di un lavoro anche perché non posso andare avanti così, in queste ristrettezze economiche. Abbandonerò il presidio solo durante le giornate delle elezioni regionali ed europee perché sono stato chiamato come scrutatore e così potrò guadagnarmi qualcosina». L'ultimo lavoro, da 4 mesi e 350 euro al mese, l'aveva svolto al punto di conferimento rifiuti a Fontegrande fino agli inizi di gennaio di quest'anno, poi si è arrangiato come meglio ha potuto.
Rovetto racconta che da giovane ha giocato anche nella squadra di pallavolo “L'Impavida”, da sempre molto amata in città. (l.s.)
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