Il sindaco di Ortona Di Nardo e il convegno con i neofascisti: «Non lo blocco, hanno diritto di parlare»

Il Primo cittadino: «Non devo prendere le distanze da nulla. Se ci sono problemi, tocca al prefetto e al questore intervenire»
«All’evento non andrò. Polemiche fuori luogo: persino ai brigatisti viene consentito di fare conferenze nelle università»
ORTONA
La bufera sulla serie di convegni che prevedono la presenza di personaggi del neofascismo non si placa. L’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e il centrosinistra hanno chiesto al sindaco di Fratelli d’Italia, Angelo Di Nardo, di revocare l’affitto della sala Eden per gli appuntamenti previsti dal 25 al 27 settembre, pubblicizzati ovunque dal centro studi “La Cittadella” (associazione di ultradestra).
Sindaco Di Nardo, a gran voce le stanno chiedendo di togliere la sala al convegno con i neofascisti. Cosa intende fare?
«Cosa potrei fare? Chiunque può prenotare la sala, prendendo il bollettino e pagando. Questa regola c’è proprio per non lasciare all’amministrazione del momento la discrezionalità ideologica, così come accaduto con altri eventi».
Lei non ne sapeva nulla?
«Non dovevano chiamare me per avere la sala, ma gli uffici preposti. E non è corretto affermare che il Comune ha “concesso” la sala e aperto le porte a qualcuno, com’è stato scritto».
Però la sala è comunale, quindi di fatto l’ente quelle porte le ha aperte.
«Ma nessun ha bussato. È stata seguita una procedura standard».
Procedura che non contempla un controllo a monte su contenuti e ospiti?
«Ho letto il programma: è molto trasversale, ci sono elementi discutibili da una parte e dell’altra. C’è poco, a mio avviso, per muovesi contro per una questione di opportunità. E poi verranno anche a criticare Fratelli d’Italia, ne sono certo, e sono liberissimi di farlo. Ripeto: gli organizzatori non ci hanno chiesto patrocini, hanno prenotato la sala come liberi cittadini».
Liberi cittadini che – citando il titolo di un dibattito – puntano ad «attualizzare» il pensiero di un uomo che sposò il nazismo (Thiriart). E tra gli ospiti c’è chi negli anni Novanta è stati un punto di riferimento per i naziskin romani, Rainaldo Graziani, che è figlio di Clemente, cofondatore dell’ex organizzazione terroristica di estrema destra Ordine Nuovo. Non lo trova allarmante?
«Ormai anche i brigatisti condannati vanno nelle università a parlare. Se ci sono minacce all’ordine pubblico non posso osservarlo io. È compito di prefetto e questore».
Vuole prendere, almeno, le distanze da questi argomenti e personaggi?
«Non capisco perché debba esserci questo passaggio da parte mia. Personalmente, non andrò. E ho fatto già un giuramento sulla costituzione italiana. Non devo fare nulla per prendere le distanze».
Nemmeno nei confronti dell’«attualizzazione» del pensiero di Jean Thiriart, membro degli “amici del grande Reich” di Adolf Hitler?
«Non posso essere d’accordo con l’attualizzazione del nazismo. Anche se non andrò, mi assicurerò dei contenuti durante questa tre giorni, e sarò il primo a diffidarli a non tornare a Ortona se sarà superato il limite».
Qual è il limite?
«Non conosco le teorie di questi personaggi. Non si può attualizzare il pensiero di un “amico di Hitler”, certamente. Ma non so a priori cosa diranno gli ospiti su certi argomenti. Se si parla di teoria della razza, di campi di concentramento, sarò il primo a censurare il fatto che se ne parli nella nostra città. In ogni caso, non mi sembra stiano venendo a Ortona le camicie nere con le svastiche a fare un corteo di naziskin. È solo un convegno prenotato liberamente e che non posso vietare sulla base di sensazioni e stati d’animo. A Ortona tutti hanno il diritto di parlare».
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