«Il sindaco ha uno staff da 166mila euro l’anno»

11 Agosto 2015

Comune in predissesto. Di Paolo attacca: «L’ente affonda e Di Primio spende» Il taglio dei dirigenti? «Una bufala. In tre andranno via ma per motivi personali»

CHIETI. «Il sindaco si dimetta subito e chieda scusa alla città. O si è svegliato da un letargo o ha fatto finta di non conoscere i problemi finanziari del Comune in campagna elettorale. Con il taglio dei dirigenti e il dimezzamento dei compensi della politica comunale che avevo proposto tre anni fa, l’ente avrebbe risparmiato oltre 4 milioni di euro e non sarebbe, di fatto, in dissesto economico». Bruno Di Paolo, leader di Giustizia sociale, spara a zero sulla gestione amministrativa e contabile di palazzo d’Achille portata avanti finora dal sindaco UmbertoDi Primio. Il bersaglio preferito delle invettive dell’esponente di Giustizia sociale che parla numeri e delibere alla mano. L’ultima portata all’attenzione della stampa è stata sottoscritta dal sindaco e dalla giunta qualche giorno fa. Istituisce il nuovo staff del sindaco che sarà composto da sei elementi con un costo complessivo per le casse di palazzo d’Achille che ricalcherà quello dello scorso anno, ovvero circa 166 mila euro. «Sei elementi per uno staff di un Comune sull’orlo del baratro finanziario a cui si aggiungono due dipendenti in pianta organica dell’ente mi sembrano davvero troppi. Nulla contro le persone assunte- precisa Di Paolo- malgrado di molti soggetti non si conoscano professionalità e ruoli. Ma uno staff del genere fa invidia a Comuni grandi più del doppio di Chieti».

Dove il sindaco ha annunciato l’aumento dei costi di servizi basilari, come acqua e mense scolastiche, il taglio dei finanziamenti alle manifestazioni e, soprattutto, del numero di dirigenti in pianta organica. Auspicato da Di Paolo in tempi non sospetti, ovvero tre anni fa quando era vice sindaco del Comune. Adesso, per lui, è arrivata una bella rivincita. «Avevo chiesto di togliere almeno cinque dirigenti che costano, in media, 781 mila euro l’anno. Ero stato definito un populista e ora il sindaco- dice Di Paolo- fa lo stesso anche se, in pratica, non farà nulla in quanto un dirigente andrà in pensione (Giuseppe La Rovere ndc), uno ha perso il ruolo facente funzioni (Angela Falcone ndc) e un altro (Francesco Palumbo ndc) è andato in un altro ente con comando». Di Paolo denuncia, poi, il caso Teate servizi. «Lo avevo detto che era un carrozzone politico. Il sindaco diceva di no e adesso- incalza Di Paolo- ha cambiato idea salvo confermare il presidente Valerio Visini lo scorso anno. Decisamente strano.” Infine il leader di Giustizia sociale ricorda le incongruenze del bilancio comunale. «Che continua ad avere al suo interno- sottolinea Di Paolo- residui attivi anteriori di cinque anni e quindi inesigibili». (j.o.)