Il sindaco: la gestione torni a noi L’Aca: basta campagna elettorale

Ferrara attacca: «Per i teatini settimane di disagi. Lo scenario peggiora, ora batto i pugni sul tavolo» L’azienda: «Non rispondiamo alle provocazioni, il Comune ricordi che ha con noi un debito milionario»
CHIETI. È scontro totale tra il Comune di Chieti e l’Aca, l’azienda che si occupa della gestione idrica in città. Dopo la linea soft dei giorni scorsi, il sindaco Diego Ferrara cambia strategia e, nel primo pomeriggio, attacca: «Ora dico basta: i cittadini vivono senz’acqua da settimane. Stiamo valutando la possibilità di riprenderci la gestione dell’intero servizio». In serata, la presidente dell’Aca, Giovanna Brandelli, replica in maniera secca: «Per Chieti siamo uno strumento di campagna elettorale: preferiamo non rispondere alle provocazioni».
LA RIUNIONE La presa di posizione del primo cittadino arriva all’indomani dell’incontro sull’emergenza idrica che si è tenuto nella sede dell’Aca e al quale hanno preso parte anche i sindaci di Pescara, Montesilvano, Silvi e Francavilla. «Ho rilevato che nulla di nuovo è purtroppo emerso rispetto alle problematiche già ampiamente conosciute e alle urgenti risposte da dare alla cittadinanza», è la premessa di Ferrara. «Tra le cose a noi già note e di cui si è parlato, c’è l’impoverimento dell’attuale e unica sorgente di approvvigionamento di Bussi sul Tirino, nonostante l’avvio del cantiere per i lavori di raddoppio di circa un chilometro dell’adduttrice dei suddetti pozzi che l’Aca dice di aver effettuato. C’è poi la situazione della rete idrica dopo gli snodi urbani, soggetta ancora a ingenti dispersioni, nonostante le attività messe in campo da Aca proprio su questo fronte con l’attivazione di un servizio di rilevazione perdite occulte con indagini elettroacustiche. In merito agli ulteriori interventi, nell’incontro avuto con Aca il 22 luglio scorso, abbiamo appurato dai vertici che l’azienda avrebbe speso una somma pari a 3 milioni di euro sulla rete idrica ammalorata del Comune di Chieti, lavori di cui siamo costretti a chiedere dettagli e tempi per capire quali effetti abbiano prodotto o produrranno a breve per alleviare i disagi».
«MANCATO DIALOGO» Secondo Ferrara, è un problema anche «il mancato dialogo tra Aca ed Ersi, l’organismo regionale di controllo sulla gestione anche dell’emergenza idrica, ma che a oggi resta inerte, come la Regione di cui è emanazione. L’Aca ci riferisce che aveva chiesto già da maggio un decreto di emergenza idrica all’esecutivo regionale, ma la risposta arrivata il 9 luglio è un nulla di fatto. Dunque accade che l’Aca, in piena crisi idrica, non riesce ad avere ascolto nemmeno dalla Regione, sebbene appartenga alla medesima filiera politica».
LA ROTTURA «Rispetto a queste realtà conosciute e parzialmente affrontate», prosegue Ferrara, «non abbiamo percepito da parte del soggetto gestore l’esistenza di una visione strategica a breve, medio e lungo termine per risolvere le questioni e, dopo settimane di fiduciosa mediazione trascorse confidando nella leale collaborazione dell’Aca, ci aspettavamo che la società avrebbe migliorato la situazione. Questo non è accaduto e oggi mi sento di dire basta e di farlo a gran voce, a nome di tutti i cittadini di Chieti, e di battere, non più metaforicamente, i pugni sul tavolo».
LA RICETTA Il sindaco si appella al presidente della Regione Marco Marsilio affinché «faccia la sua parte, riconosca l’emergenza idrica e metta a disposizione dell’Aca risorse straordinarie per affrontarla». All'Aca, invece, chiede di «mettere in condizione l’Ersi di programmare gli interventi, provvedendo in tempi rapidi alla progettazione esecutiva, in modo che la filiera istituzionale sia completa e operativa». Ferrara continua a invocare «un intervento immediato per aumentare la portata del flusso sulla città, vagliando anche la possibilità di rimettere in funzione le infrastrutture comunali al momento ferme e velocizzare quelle in cantiere, come il serbatoio della Civitella, quello da realizzare a Colle Marconi e il serbatoio di Rocca di Ferro che si ferma a Colle Marconi e approvvigiona oggi solo i Comuni della rete pedemontana».
L’ATTACCO Il finale è un attacco frontale: «L’emergenza attuale», dice Ferrara, «dimostra l’inefficienza dell’Aca sia dal punto di vista gestionale, sia progettuale. Per tale ragione, dal momento che i problemi si aggraveranno sempre di più nei mesi e anni a venire, come ci è stato riferito nell’ultima riunione, ci vediamo costretti ad avviare anche una concreta riflessione sulla riorganizzazione del servizio idrico, mediante la costituzione di una società a partecipazione unica, aperta agli altri Comuni che vivono le medesime criticità e che riporti in capo al Comune di Chieti la responsabilità della gestione dell’intero servizio. Un’ipotesi che non vuole essere demagogia: vogliamo solo tutelare appieno i diritti e gli interessi dei nostri cittadini. Di conseguenza, metteremo in campo tutte le azioni volte a questo obiettivo». LA REPLICA Brandelli replica senza giri di parole: «Non si capisce se vogliono fare l’autogestione o se Aca deve fare investimenti: l’ultima riunione ha avuto l’obiettivo di trovare linee emergenza per tutti, non solo per Chieti». E ancora: «L’Aca per Chieti è uno strumento di campagna elettorale: poiché è un problema politico interno, noi preferiamo non rispondere a queste provocazioni. Aca risponde con numeri e i documenti scritti e non con gli annunci ondivaghi. Ricordiamo che Chieti perviene ad Aca con una dote di un debito milionario e senza depuratore, reti colabrodo, anagrafiche errate e “ricette pronte” e inapplicabili».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

