Il sindaco rispolvera la scritta sul Duce Esplode la polemica

L’iniziativa durante i nuovi lavori per i percorsi di arrampicata L’ira del consigliere Falconio. Finamore: già fatto in passato
VILLA SANTA MARIA. La ripulitura della scritta “Dux” sulla penna che sovrasta il paese solleva nuove polemiche e sembra di rivivere quel luglio del 2019 quando il caso arrivò in Parlamento. La scritta, scolpita nel 1940, è grande quattro metri di altezza e tre di larghezza; e in questi giorni, così come alcuni anni fa, è stata ripulita, con acqua, dai licheni che ne occultavano l’esistenza. A denunciare il ritorno della scritta è sempre Camillo D’Alessandro (referente regionale di Italia Viva) che già quando era deputato portò il caso a Montecitorio. «Siamo nel Sangro dei patrioti della Brigata Maiella, a uno sguardo dal loro sacrario. Per la seconda volta il sindaco ha deciso di fare riemergere la scritta “Dux”. Non vorrei che per farlo siano addirittura stati impiegati fondi pubblici. Ma la domanda è: perché? Può darsi che non ci si renda conto che proprio quel nome ha rappresentato dittatura, morte, dolore, fame? Quando si normalizza la vergogna che è stata, la vergogna continua a vivere».
Nel 2019 a rispondere all’interrogazione di D’Alessandro fu, in Commissione affari costituzionali, l’allora sottosegretario Carlo Sibilia (M5S) che smussò molto la portata politica dei fatti derubricati a mero effetto collaterale delle operazioni di pulizia del costone roccioso che il Comune stava portando avanti per la realizzazione di 52 percorsi di arrampicata che si aggiungevano ai 19 già realizzati. C'è da precisare che quel testo letto in Commissione dal sottosegretario, arrivò dopo una relazione dei carabinieri inviata alla prefettura e poi girata al ministero.
A riaccendere i riflettori sulla ripulitura della scritta Dux è stato, sul web, il consigliere comunale di minoranza Francesco Paolo Falconio che, postando la foto della scritta ripulita, la dedica «Ai “sinistri”, a quelli col cuore a sinistra e portafogli a destra. Ai predicatori e diffusori di regole, purché applicate agli altri. Ai radical chic (solo chiacchiere e distintivo) che si indignano per ciò che accade e si re-indignano anche perché nessuno interviene e tocca sempre agli altri intervenire. E intanto continuano a predicare equità sociale dai sedili in pelle di una Maserati».
Sembrerebbe un'accusa che travalica l'oggettività dell'episodio. Il sindaco Pino Finamore (centrodestra) è meravigliato del ritorno delle polemiche: «Stiamo completando i lavori per i percorsi di arrampicata e abbiamo deciso di far ripulire la scritta, cosa del resto fatta già nel passato. Non c'è alcun intento nostalgico. Abbiamo dalla nostra la relazione dei carabinieri e la risposta dell'allora sottosegretario. Più di questo». Ripulire quella scritta allora come oggi non si tratterebbe di un’azione apologetica perché come disse Sibilia nel 2019: «Non sarebbe passata inosservata data l’alta attenzione e l’attività di prevenzione che il ministero dell’Interno pone per contrastare efficacemente comportamenti illeciti di gruppi e fazioni che si ispirano a principi del nazifascismo e della discriminazione razziale». L’attività di prevenzione, quindi, c’è stata anche a Villa giacché, concluse il sottosegretario, «le forze di polizia svolgono un costante monitoraggio dei contesti e degli ambienti connotati da estremismo politico».
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