Il sito contaminato resta senza controlli Ecco i rifiuti sul fiume

La discarica abusiva vicino alle case diventa sempre più grande E nel sottosuolo la contaminazione avanza: la paura dei residenti
CHIETI. Una bombola di gas, bidoni di vernice, taniche con solventi, lastre di eternit, televisori, gomme, mobili rotti, calcinacci e water, un paio di sci. La discarica abusiva di via Penne, all’interno del Sir di Chieti Scalo, il sito di interesse regionale per l’inquinamento, custodisce di tutto: l’insegna spaccata di un panificio, un telefono con la cornetta, una cyclette. In via Penne, a picco sul fiume Pescara, c’è l’inquinamento che si vede e c’è anche l’inquinamento che non si vede: rifiuti abbandonati a cielo aperto tra le case e le fabbriche e, sottoterra, una contaminazione «diffusa» che parte dall’ex conceria e arriva fino al fiume con «la presenza di composti pericolosi quali dicloroetilene e tricloroetilene» e «un indice di rischio non accettabile della falda acquifera per l’uomo nel raggio di 1.000 metri». Lo sanno i residenti che si sono uniti nel comitato Insieme per via Penne per tentare di difendere il quartiere: sono loro le presenze fisse durante le conferenze dei servizi in Comune dedicate alla tutela dell’ambiente. Se i registri delle conferenze raccontano di assenze tra gli enti pubblici, loro invece ci sono sempre. L’ultimo appello l’hanno consegnato al ministro dell’Ambiente Sergio Costa ma quella visita in campagna elettorale, il 23 gennaio scorso, non ha cambiato niente: il ministro generale dei carabinieri ha promesso che, almeno, avrebbe fatto intensificare i controlli contro gli incivili. Finora non è accaduto.
L’ultimo allarme arrivato dalla Asl di Chieti con la denuncia del rischio di tumori a causa dei veleni nel sottosuolo certifica la pericolosità della zona: «Vivere in siti contaminati comporta un aumento dei tumori maligni del 9% nella popolazione di età compresa tra zero e 24 anni e un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per malattie respiratorie acute e asma tra i bambini», questa la presa di posizione della Asl durante una riunione tra Regione, Comune, Provincia, Arta e Arap risalente al 14 maggio 2018. E la Asl parla anche di «necessità di intervenire con ogni urgenza per la bonifica di tutti i siti inquinati ricompresi nel Sir al fine di evitare l’incremento di patologie a carico dei cittadini residenti nello stesso e nelle vicinanze». L’inquinamento che non si vede fa paura in via Penne: qui, dal 2008, è vietato usare l’acqua dei pozzi, vietato coltivare i campi, vietato mangiare le verdure dell’orto, vietato fare scavi e vietato il pascolo degli animali.
In via Penne, la strada dell’ex conceria, si aspetta la bonifica dei veleni dal 2006 ma, in 13 anni, non è accaduto niente nonostante quella bonifica fosse stata bollata come «necessaria» e «urgente». E le immagini scattate ieri raccontano che le scorribande degli incivili dei rifiuti vanno avanti: alla fine di via Penne c’è uno slargo di terra invaso dall’immondizia. Si accede con auto, furgoni e camion e si scarica la spazzatura, a partire dagli scarti dei lavori di ristrutturazione delle case. Neanche una telecamera a riprendere il via vai degli incivili.

