Il superamento del manicomio

18 Giugno 2017

Aperte tre mostre. Corleone: a Barete un modello di Rems avanzato

ORTONA. «Queste mostre mettono assieme la cultura, la politica e l’arte». Così Franco Corleone ha spiegato ieri cosa lega le tre esposizioni che fino al 2 luglio saranno visitabili a Palazzo Farnese. “Profili” ingloba in sé “I volti dell’alienazione” di Roberto Sambonet, “Una vita di corsa” di Enrico Corleone e “Raccontare gli scrittori” di Michele Corleone. Nel corso dell’inaugurazione sono intervenuti il commissario prefettizio, Domenica Calabrese; il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini; Vittorio Sconci della Rems di Barete e Franco Corleone, già deputato del collegio di Ortona, oltre a Michele Corleone e Ivan Novelli, curatori di “Raccontare gli scrittori” e “I volti dell’alienazione”. Attraverso questo trittico artistico, Franco Corleone ha voluto approfondire il senso di una riforma epocale come il superamento del manicomio. Una sfida iniziata 40 anni fa con la legge 180.
Con “I volti dell’alienazione” si racconta la violenza del manicomio attraverso una serie di ritratti che l’artista eseguì tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Jucqueri, in Brasile, a 50 chilometri da San Paolo. Come ha spiegato il coordinatore Novelli, quella di Ortona è la decima tappa della mostra, partita tre anni fa da Milano per sostenere la campagna sulla chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. “Una vita di corsa”, invece, è una mostra di fotografia con le immagini di una città, Milano, realizzate da un giovane fotografo, Enrico Corleone, negli anni ’50 del Novecento. “Raccontare gli scrittori”, infine, dà spazio ai volti di scrittori del nostro tempo ritratti da Michele Corleone, nipote di Enrico.
Franco Corleone ha spiegato il perché questa mostra sia transitata ad Ortona, «una città che non ho dimenticato, una città di cultura». Poi si è soffermato sulla chiusura di tutti gli ospedali psichiatrici giudiziari e la presenza di 32 Rems in Italia, tra cui quella di Barete, che «la indico come un modello di sperimentazione terapeutica avanzata». Legnini ha evidenziato come spesso quella sanitaria e giudiziaria costituiscano le ultime risposte che il cittadino ha a disposizione. E «quando queste due cose stanno insieme, le complessità si amplificano». (a.s.)
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