Il Tar ferma l’appalto per gli avvocati

7 Gennaio 2018

Secondo i giudici, la Provincia avrebbe sbagliato a valutare l’esperienza dei 16 legali in lizza: ora ci sarà un nuovo esame dei titoli

CHIETI. Stop all’appalto da 160mila euro per le consulenze legali della Provincia di Chieti. Secondo il Tar di Pescara, la valutazione dei curriculum degli avvocati di mezza Italia fatta da una commissione provinciale sarebbe «affetta da illogicità e irragionevolezza»: per i giudici, la Provincia avrebbe sbagliato a valutare l’esperienza dei 16 legali che hanno partecipato alla gara, a partire dal diritto penale quasi ignorato nella comparazione dei curriculum. Per questo, il Tar ha annullato il provvedimento di aggiudicazione dell’appalto a un avvocato di Roma, Gennaro Terracciano, e ordinato una «nuova attività valutativa».
Si riapre così l’appalto conteso ma necessario per la Provincia perché, ormai, nel palazzo sono spariti tutti i legali interni: «Dal 31 dicembre 2014», spiega un atto della Provincia, «l’avvocatura interna è rimasta sprovvista dell’unico funzionario abilitato all’esercizio della professione forense, iscritto all’albo speciale degli avvocati di Chieti, in quanto transitato ad altro ente per mobilità». Per questo, dal 2015, la Provincia ha affidato le consulenze legali all’esterno scegliendo un raggruppamento temporaneo di professionisti costituito dagli avvocati Gianni Maria Saracco (capogruppo), Laura Formentin, Fabrizio Colasurdo, Domenico Colletti e Raffaella Di Giovanni, per la durata di un anno a partire dal 1° giugno 2015.
Dopo l’affidamento, nel 2016, la Provincia ha indetto la procedura negoziata vinta dall’avvocato Terracciano che ha presentato un’offerta da 112mila euro. Una cifra contestata dai secondi classificati che hanno impugnato l’affidamento al Tar: i ricorrenti sono i legali del raggruppamento di Francesco Vetrò (capogruppo), Andrea Gandino, Alessandro Paire, Fabio De Massis, Jaques Fosson e Roberto Succio che hanno contestato il punteggio attribuito all’offerta tecnica dello studio legale romano.
Il Tar ha accolto la tesi di Vetrò, ordinario di Diritto amministrativo all’università del Salento, e degli altri ricorrenti: per il Tar, la commissione che ha esaminato le competenze dei legali non avrebbe valutato correttamente l’esperienza degli avvocati. «Dalla comparazione tra l’offerta tecnica dell’aggiudicatario e della ricorrente», dice la sentenza, «si ricavano evidenti divergenze nella spendita dei requisiti professionali culturali». E, per i giudici, il diritto penale sarebbe stato quasi dimenticato: «Il raggruppamento del ricorrente è composto anche dall’avvocato Fosson che vanta una specifica esperienza settoriale nella materia del diritto penale. Questo requisito professionale non è riscontrabile nella stessa misura nell’offerta dell’aggiudicatario». Per i giudici, l’esperienza nel diritto penale «avrebbe dovuto avere un peso ponderale specifico nella valutazione».
Con l’appalto avviato nel 2016 ma ancora in sospeso, la Provincia ha scelto di riaffidare l’incarico dell’assistenza sempre agli stessi avvocati individuati nel 2015: con il primo decreto del 2018, il presidente Mario Pupillo ha accordato agli avvocati Saracco, Formentin, Colasurdo, Colletti e Di Giovanni la quarta proroga, stavolta di 6 mesi, per un importo di 39.500 euro.
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