Il Tar: Teatro Rossetti, bando illegittimo
I giudici: «Generica la causa dell’esclusione di Bellafronte dal colloquio». Ma niente risarcimenti
VASTO. «Illegittimo il bando per la direzione artistica del teatro comunale Rossetti ed estremamente generica la causa di esclusione». È lapidario il Tar di Pescara che, con una sentenza lampo, ha accolto il ricorso presentato dal maestro Raffaele Bellafronte escluso dal colloquio per il conferimento dell’incarico di direttore artistico, sulla scorta di una clausola inserita nel bando che precludeva la partecipazione a chi avesse riportato condanne penali o avesse procedimenti in corso. Nel caso specifico Bellafronte era stato condannato per calunnia ai danni di un dipendente comunale, un fatto privato, quindi, e non un reato contro la pubblica amministrazione.
«Il ricorso risulta fondato», affermano i magistrati pescaresi, «atteso che il bando appare illegittimo, poiché l’estrema genericità di siffatta causa di esclusione, ancorata ad ogni tipologia di procedimento e condanna penale, manifesta una macroscopica irragionevolezza e non proporzionalità dell’azione amministrativa, la quale non appare orientata, strettamente e nei limiti del necessario, alla salvaguardia dell’interesse pubblico a non ammettere alla selezione candidati che abbiano posto in essere una lesione di beni-interessi intrinsecamente attinenti ai compiti oggetto dell’incarico in esame».
Insomma per il collegio formato dal presidente Michele Eliantonio e dai consiglieri Alberto Tramaglini e Massimiliano Balloriani, il reato di ingiuria «non appare minare l’affidabilità del ricorrente in relazione all’incarico ed ai compiti ad esso connessi». I giudici, però, hanno respinto la richiesta di risarcimento «poiché proposta genericamente e senza allegare alcuna prova specifica».
Certo è che la sentenza del Tar riapre le danze: Bellafronte torna in pista con la riammissione al colloquio a cui la commissione presieduta dal dirigente del Comune Michele D’Annunzio lo aveva escluso per poi affidare l’incarico a Rocco Pugliese Eerola, uno dei cinque candidati ammessi alla selezione finale.
Per le minoranze siamo di fronte «all’ennesima brutta figura dell’amministrazione comunale». Che, per bocca dell’assessore alla cultura, Vincenzo Sputore, aveva difeso la procedura definendola «chiara, legittima e trasparente».
Anna Bontempo
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