Il Tar: Tenaglia resta fuori Ateneo accusato d’inerzia

Respinto il ricorso dell’urologo-docente condannato e messo alla porta dalla Asl La D’Annunzio tirata in ballo: i giudici bocciano il garantismo del rettore Di Ilio
CHIETI. Il garantismo del rettore, Carmine Di Ilio, diventa inerzia dell’Ateneo. La condanna penale per peculato, solo in primo grado e con pena sospesa, dell’ex primario e docente della D’Annunzio, Raffaele Tanaglia, diventa invece il cartellino rosso con cui i giudici amministrativi, due giorni fa, hanno respinto nel merito il ricorso dell’urologo dando ragione al manager Asl, Pasquale Flacco. Anche se a mettere alla porta Tenaglia era stato il suo predecessore, Francesco Zavattaro. Le 17 pagine di motivazione del Tar si riassumono in una frase: i giudici hanno equiparato il personale universitario convenzionato con l’ospedale ai dipendenti veri e propri della Asl. I primi, come i secondi, debbono garantire gli obblighi contrattuali di legalità, lealtà e correttezza che li vincolano all’azienda sanitaria. La condanna a due anni per peculato ha quindi compromesso la convenzione tra la D’Annunzio e la Asl nella parte riferita al primario d’urologia. Ma la sentenza del Tar che Tenaglia può impugnare al Consiglio di Stato e che potrà essere ribaltata dal secondo grado del processo penale, offre un altro spunto sostanziale quando tira in ballo l’Ateneo. I giudici di fatto hanno bacchettato la D’Annunzio perché, a differenza della Asl, ha deciso di rinviare qualunque provvedimento disciplinare nei confronti del suo docente finché la condanna non sarà definitiva. Di Ilio ha però fatto questa scelta perché nulla può escludere un’assoluzione di Tenaglia in Appello o in Cassazione. Ma andiamo per ordine. L’ex primario, difeso dagli avvocati Maria Teresa Pierfelice e Antonio Barone, era ricorso al Tar contro la Asl, assistita dall’avvocato Antonella Bosco, per l’annullamento della delibera del 4 giugno 2015 che ha annullato la convenzione tra Asl e Università che permetteva al docente di dirigere il reparto dell’ospedale. Professore ordinario alla D’Annunzio e direttore della scuola di specializzazione in Urologia, per 28 anni Tenaglia ha prestato servizio al Ss Annunziata. E sul suo ricorso si legge che «nonostante gli indiscussi successi passati e presenti, è stato riconosciuto dal tribunale di Chieti colpevole di peculato, con pena sospesa». E ancora: «Precisato di aver impugnato la sentenza di primo grado, essendo fiducioso di riuscire a dimostrare la propria innocenza, comunque presunta sino alla condanna definitiva, evidenzia di aver offerto alla Asl, che ha accettato, la somma di 15mila euro, a fronte di un danno di 3.900 euro». Ma non è bastato. La Asl, nel controricorso, riporta un passo della sentenza di condanna: «L’imputato, sistematicamente, effettuava visite a pagamento nel reparto di Urologia dove non poteva svolgere attività libero professionale, omettendo di rilasciare fattura o rilasciandola di importo inferiore». E accusa l’Ateneo di aver «violato l’obbligo di leale collaborazione». Di Ilio avrebbe dovuto tempestivamente provvedere alla sostituzione di Tenaglia, come previsto dalla convenzione, ma ha scelto l’inerzia per costringere la Asl «ad accettare inopinatamente il permanere di un rapporto di lavoro con un dirigente ormai privo dei necessari requisiti». La ragione, per il Tar, è della Asl.

