«Il torrente tombato senza le autorizzazioni previste»

9 Agosto 2019

VASTO. Mentre i fan del cantautore toscano sono in trepida attesa, la polemica divampa in città, con la Stazione Ornitologica Abruzzese (Soa) che, dopo aver inviato una nuova lettera alla prefettura,...

VASTO. Mentre i fan del cantautore toscano sono in trepida attesa, la polemica divampa in città, con la Stazione Ornitologica Abruzzese (Soa) che, dopo aver inviato una nuova lettera alla prefettura, sta predisponendo un terzo esposto. Il terreno di scontro è ancora una volta Fosso Marino: il canale che sfocia in piena spiaggia è stato interrato per consentire lo svolgimento del concerto.
Secondo le carte in possesso dell’associazione, il corso d’acqua classificato a rischio idrogeologico rilevante nel piano stralcio difesa alluvioni della Regione Abruzzo, è stato “tombato” senza le necessarie autorizzazioni. Contrariamente a quanto sostiene il sindaco Francesco Menna. «I documenti parlano di tutt’altro», affermano i responsabili della Soa, «la cosiddetta “deroga” della Regione citata nella delibera di giunta del 2 agosto sul Jova beach è solamente una deroga ai limiti temporali previsti dall’ordinanza balneare regionale per livellare le spiagge (previsti in generale tra marzo e maggio) e non permetteva certo la rimozione di vegetazione naturale o tombature del fosso, tanto che basta leggere la nota della Regione per scoprire che si parla di aree “adiacenti a Fosso Marino” senza contemplare opere sul fosso stesso. La cosiddetta “autorizzazione” della Regione servizio Via, come ci ha confermato per iscritto il dirigente regionale Domenico Longhi, non è un’autorizzazione ma la semplice constatazione che la competenza per esprimere il parere sulla Valutazione di incidenza ambientale è del Comune di Vasto. Sul punto non concordiamo, come scritto nell’esposto, visto che la presenza di oltre 30.000 persone ha un potenziale impatto anche su San Salvo che condivide il Sic con Vasto. In ogni caso quello della competenza era solo un punto marginale sulle decine di questioni sollevate dalla Soa nel primo esposto».
Per il sodalizio erano necessarie “molte altre autorizzazioni per svolgere quei lavori, tra cui quelle connesse al piano di tutela delle acque della Regione, che vieta espressamente la tombatura di corsi d’acqua se non in caso di rischio per la pubblica incolumità e non certo per concerti».
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