Il Vastese conta i danni Enti pubblici sotto accusa

Comuni, Provincia, Regione, Consorzio di bonifica: amministrazioni nel mirino Sciacalli a Palazzo d’Avalos: rubati mattoni al muro di contenimento crollato
VASTO. Non bastavano il freddo e le nuove piogge a creare altri problemi al costone sottostante Palazzo D’Avalos. I ladri non hanno risparmiato neppure i mattoni che bloccavano i teloni di plastica sistemati dai vigili del fuoco del Nucleo speleo alpino fluviale di Chieti a protezione della zona interessata dal crollo. Il furto di diversi mattoni che fermavano il telo ha scoperto parte della frana. Fortunatamente i tecnici hanno provveduto immediatamente a risistemare la copertura. Oggi Palazzo D’Avalos sarà al centro della riunione della giunta regionale. Il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha annunciato finanziamenti urgenti per consentire l’inizio dei lavori dopo aver preso visione della relazione del Genio civile. Lo sfogo del sindaco Luciano Lapenna che ha ritenuto ingiusti gli attacchi subiti, ha provocato la reazione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle. «A quasi 60 anni di distanza dalla frana del 1956», si legge in una del Movimento cinque stelle, «continua la lunga storia di inefficienza e passività della nostra classe politica. Il crollo del muro di contenimento di Palazzo D’Avalos è un disastro più volte annunciato, una “ciliegina sulla torta” della fallimentare gestione Lapenna, ultimo nome nella lunga lista di politici colpevoli di incuria e pressappochismo. Già nel 2010, il consigliere comunale Francescopaolo D’Adamo aveva individuato e documentato una lesione lungo il muro di contenimento dei giardini napoletani. Da mesi gli attivisti M5S di Vasto denunciano lo stato di abbandono in cui sta agonizzando Palazzo D’Avalos, perla e simbolo della nostra città. E infine, a dicembre scorso, un sopralluogo di esperti aveva rilevato delle criticità sulle quali intervenire immediatamente. Perché non è mai stato fatto nulla? Dove sono finiti i 140mila euro che sarebbero stati stanziati nel piano triennale dei lavori pubblici? Ma davvero Lapenna pensa di cavarsela con la lettera inviata pochi giorni fa a D’Alfonso? È chiaro a tutti che quella lettera, in cui il sindaco di Vasto invoca a gran voce un intervento urgente sul rischio frane, è stata una maniera furba per scaricare le proprie colpe in anticipo», tuona il M5S.
Tombini. E a distanza di 72 ore dal crollo non si placano le polemiche. La città segnala altri guai in arrivo. Annose infiltrazioni stanno provocando frane e smottamenti a macchia di leopardo. «Le segnalazioni a Sasi e Comune non sono servite a nulla. Le infiltrazioni da via Santa Chiara oltre a provocare voragini documentate e allagamenti nei seminterrati finiscono sotto la loggia Ambling e dissestando oltre la passeggiata l’intero comparto abitativo», scrive G.R., «occorre rifare l’intero impianto fognario e il corretto impianto dello smaltimento dell’acqua piovana con pozzetti interi non completamente sfondati. Il tutto è documentato dalla relazione tecnica dell’architetto Di Memmo unitamente all’ingegnere Di Marco.
Campagne allagate. Mentre a Vasto si cercava di soccorrere il D’Avalos, gli agricoltori del Vastese hanno perso gran parte del seminato e ora denunciano lo stato di abbandono dei canali di scolo. Le strade interpoderali sono diventate mulattiere. «Perché pagare tasse e contributi al Consorzio di bonifica se questo è il risultato?», chiedono gli operatori agricoli. «I Consorzi non dovrebbero garantire almeno i servizi necessari ad evitare allagamenti drammatici come quello di due giorni fa?».
Il Treste. Per 48 ore la Protezione civile Valtrigno ha vigilato sul Treste, esondato in più punti. Ieri il livello dell’acqua è fortunatamente sceso. A Lentella, vicino al ponte della Statale, l’acqua ha lasciato montagne di detriti.
Il Sinello. «Se sei mesi fa la nostra richiesta di pulitura del fiume fosse stata ascoltata con 1.000 euro avremmo eseguito i lavori ed evitato il disastro che ha distrutto un ponte e per sanare il quale occorreranno almeno 50 mila euro». È l’amara considerazione dell’assessore comunale di Guilmi, Lucio Perrucci, davanti all’immagine della strada che collega il suo paese a Montazzoli. Il ponte è stato letteralmente invaso dal fango. Non sta meglio Castelguidone rimasta isolata per 24 ore a causa dell’esondazione del torrente Vallone del Castello. Poi è arrivato D’Alfonso e le ruspe sono entrate in azione. Restano le ferite come quelle ancora visibili in contrada Ciccotondo e Acquaviva, per ore senza acqua potabile.
Paola Calvano
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